Wait...

WAVE® radio

(Markus Nikolai-Scratch Massive & Jori Hulkonnen Remix)

(EMI)

Tre sono i remixers produttori di questo singolo francesce uscito su EMI! Markus Nikolai ci regala una traccia deep-minimale con accenni funk creati da un bass line “malato”… Dalla band degli Scratch Massive invece salta fuori un traccia electro che mi viene da definire “sensuale”… Ma la mia preferita è quella prodotta da Jori Hulkonnen sicuramente la più “house” tra tutte, ma con un groove deep accostato a synth “spaziali” ed un bass line veramente potente. Gran classe, ma anche grande carica!

Three are the remixers that haved worked on this single released on EMI. Markus Nikolai gives us a deep minimal track with some funked point out coming from a really sick bass line… From the Scratch Massive band, instead, jumps out an electro track that comes to me to call “sexy”… But my preferred track is Jori Hulkonnen’s one, sure more “house” between all, but with a deep groove approached to some spacey sinths and a truly powerful bass line. Great class, but also great charge.

SONO “Blame” (ZEITGEIST)

Finalmente in uscita il tanto atteso nuovo singolo di Sono, che dopo aver sbaragliato le classifiche di tutta Europa con “Keep Control” ed averci tormentato 🙂 per quasi un anno, ci propone “Blame”. Sicuramente possiamo dire che abbia fatto buon uso degli elementi vincenti che avevo caratterizzato la sua prima produzione, cassa, bass line e synth con echi vari che si fondono con la nuova voce, sempre calda e coinvolgente, che questa volta ci racconta come rimanere in “salute”. Sicuramente una potenziale nuova hit… Il lato logo ha una dub instrumental veramente valida! Ascoltate…

Finally released the much attended new single of Sono, that during the last year had established himself on every european charts with “Keep Control” and inexorably tormented 🙂 all of us, coming out with “Blame”. Sure we can say that it has made good use of the winning elements that have characterized its first production: kick, bass line and synth

with several echoes are melted with a new warm and involving voice, that this time tells us how to stay in “health”. Hear it…

TIMO MAAS “To Get Down” (PERFECTO)

Questa è la nuova traccia di Timo. E questa volta è vero rock, ma solo come lui sa fare. L’uscita ufficiale di questo singolo è prevista per il 21 Gennaio, mentre per il nuovo album “Loud”, che vanterà le collaborazioni di Kelis e Finley Quaye, dovremo aspettare, dicono, la prossima primavera. “To Get Down” è un lavoro incredibile, un misto di rock, funk ed elettronica che grazie all’aiuto di Phil Barnes a cui dobbiamo i riff di chitarra e la voce, ci fa scoprire ancora una volta un’altra faccia della musica dance! Un commento personale: questo disco mi fa ripercorrere momenti della mia vita in cui i concerti dei Deep Purple, ZZ Top ed altri ancora rappresentavano la mia “linfa vitale”. Grande Timo Maas e grazie. Il double pack include i remix di Fat Boy Slim.

This is the new Timo’s tune. And this time it’s pure rock, but like he only know how to do.The official release date for this single is for the 21th of January, meanwhile for the new album “Loud”, that will boast the collaboration of Kelis and Finley Quaye, we have to wait since the next spring. “To Get Down” is really an incredible work, a mist of rock, funk and electro music. Thanking Phil Barnes for the guitar riffs and the voice, another time Timo shows us another face of the dance music! A personal comment: this tune makes me go back to the moments my life in which Deep Purple, ZZ Top and others’ concerts represented my vital source… Great Timo Maas and thanks a lot. Fat Boy Slim remixes on the double pack.

Sistema musicale SoundTouch 20 Wi-FiSistemi musicali Wi-FiMonodiffusori

di Roberto Papetti

Il nome è altisonante e immaginifico, come impone la retorica leghista: Parlamento della Padania. Ma l’assise che si riunisce oggi a Vicenza non ha, né potrebbe avere, altro potere che “legiferare” sui destini futuri del Carroccio. Un compito comunque impegnativo, considerata la crisi di strategia e di consenso che percorre il movimento di Bossi.

Chiusa l’esperienza di governo con un vertice diviso e una base sempre più insofferente e sfibrata dai sacrifici politici imposti dal patto di ferro Bossi-Berlusconi, la Lega ha scelto di andare all’opposizione con un chiaro e duplice obbiettivo: rinsaldare le proprie fila e recuperare i consensi perduti intercettando una quota di malcontento che, inevitabilmente, la cura Monti provocherà in settori della popolazione, soprattutto al Nord. Per far questo il Carroccio, smessi gli abiti ministeriali, ha immediatamente indossato quelli del guerriero padano, rispolverando toni e slogan barricaderi e rinunciando alla sua vocazione “governativa”.

Che, anche nei momenti più difficili, si faceva forte di un concetto caro a Bossi: “Pur di ottenere i nostri obiettivi e il federalismo, noi siamo pronti a venire a patti anche con il Diavolo”. Di fronte al governo Monti, però, invece di scendere all’Inferno e incontrare il presunto Belzebù, i leghisti hanno preferito salire direttamente sull’Aventino dell’opposizione.

Una mossa che se da una parte ha riscaldato i cuori della prima linea dei militanti, dall’altra parte ha suscitato forti perplessità in tanti amministratori padani e fortemente deluso quell’elettorato moderato e produttivo che al Nord aveva dato il proprio voto alla Lega, non perché sedotto da suggestioni secessioniste, ma in nome di una domanda di pragmatismo e di efficienza di governo che il Carroccio, soprattutto a livello locale, aveva saputo interpretare meglio di altre forze politiche, pescando consensi a destra e a sinistra. Come è ben chiaro ai dirigenti più avveduti del Carroccio, è difficile ora, per questo elettorato, continuare a riconoscersi in un movimento che, in una fase drammatica come l’attuale, si chiama fuori da qualsiasi responsabilità parlamentare, liquida il governo Monti come “La fabbrica delle povertà” (titolo de “la Padania” di venerdì), torna a inneggiare all’indipendenza della Padania.

Del resto che questa fosse la probabile deriva leghista era già apparso chiaro a Pontida prima e poi nell’adunata settembrina di Venezia: già in quelle occasioni, nel tentativo di mascherare le difficoltà del presente ed un palese vuoto di proposta politica, Bossi aveva tentato l’operazione nostalgia resuscitando parole d’ordine ormai scomparse dallo stesso vocabolario leghista, prima fra tutte la secessione.

La scelta risoluta di andare all’opposizione solitaria si inserisce in questo solco. “Per noi sarà un balsamo”, ha detto Maroni. Ma un politico accorto e intelligente come lui sa che la Lega ha bisogno di ben altre cure ricostituenti. La caduta del governo Berlusconi ha segnato la fine di un ciclo politico. La crisi economica in corso, dagli esiti tutt’altro che scontati, sta scardinando assetti ed equilibri economico-finanziari che si ritenevano consolidati. Su questo teatro in forte mutamento la Lega si presenta con un discreto gruzzolo di voti e una schiera di bravi e credibili amministratori, ma paga l’assenza di un progetto e di un’elaborazione politica all’altezza delle nuove sfide e sconta la debolezza di un gruppo dirigente centrale in larga parte usurato, anche sul piano della credibilità.

“E’ arrivato il momento di invertire la rotta” titolava l’altro ieri la Padania annunciando l’odierna Parlamento nordista Vicenza. Si tratta di vedere però verso quali lidi si orienterà il brigantino leghista. Se verso quelli di un partito federalista capace di rinnovarsi, anche nel proprio gruppo dirigente, e di rimettersi in gioco o se verso quelli di un anacronistico e sterile movimento neo-secessionista, chiuso nei propri riti e nei propri cerchi magici.

Domenica 04 Dicembre 2011 – 13:30 Ultimo aggiornamento: Lunedì 05 Dicembre – 13:37

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Sistema per l’intrattenimento domestico 3·2·1® GSXL DVD

Il costo complessivo del progetto ammonta a L. 37.258.100.

E’ stato erogato l’importo su citato per favorire il progetto “Mostra della Salute” portato avanti dall’Ass. Vol. LEGA VITA & SALUTE.

15) PROGETTO COORDINAMENTO ADRA ITALIA DI FIRENZE

Il costo complessivo del progetto ammonta a L. 15.000.000.

Tale somma consiste nelle spese sostenute per l’acquisto di un FIAT Ducato diesel. Con tale finanziamento, si è ritenuto opportuno favorire le diverse attività sociali, portate avanti dal coordinamento ADRA Italia di Firenze.

PROGETTO ANTIFUMO LEGA VITA & SALUTE

Il costo complessivo del progetto ammonta a L. 9.000.000.

E’ stata erogata la somma summenzionata all’Ass. Vol. Lega Vita & Salute per finanziare il progetto “Il tuo segno contro il fumo” nella città di Palermo.

PROGETTO CENTRO DI ACCOGLIENZA A TORINO

Il costo complessivo del progetto ammonta a L. 71.685.120.

E’ stata stanziata la somma summenzionata a favore dell’Ente Patrimoniale dell’U.I.C.C.A. per completare e rendere funzionale un centro di accoglienza per disagiati, nella città di Torino presso i locali della Chiesa Cristiana Avventista di via Rosta, 3.

PROGETTO CASA DI RIPOSO “CASA MIA” A FORLI’

Il costo complessivo del progetto, per il 1998, ammonta a L. 1.137.519.868.

Tale progetto consiste nell’ampliamento della casa di riposo per anziani “Casa Mia” sita in via E. Curiel, 53 nella città di Forlì.

PROGETTO CASA DI RIPOSO A SCIACCA

Il costo complessivo del progetto, per il 1998, ammonta all’esiguo importo di L. 160.500. Tale somma consiste nelle spese di viaggio sostenute per effettuare un sopralluogo. Da ciò si evince che il progetto non è stato ancora approvato dal CDU, infatti, si trova in una fase embrionale.

PROGETTO ADRA ITALIA – SEZIONE PUGLIA

Il costo complessivo del progetto, per il 1998, ammonta a L. 19.000.000.

Tale somma consiste nelle spese sostenute per l’acquisto di un FIAT Ducato diesel. Con tale finanziamento, si è ritenuto opportuno favorire le diverse attività sociali, portate avanti dall’Ass. Vol. ADRA Italia sez. Puglia.

Diffusori ambientali Free Space® 51

di CARLO NORDIO

L UOMO si comporta in vari modi di fronte ai pericoli: cedendo da disperato, reagendo da coraggioso, rassegnandosi da filosofo, ignorandoli da vile, e altro ancora. Uno dei metodi più frequenti per superarne le paure è quello di esorcizzarne i concetti, magari con eufemistiche formule verbali. Così la morte diventa un trapasso, il cancro una brutta malattia, la disgrazia fisica una vereconda litote; il Vangelo parla di ciechi e paralitici: oggi sono non vedenti e non deambulanti. Non si tratta di rispetto per gli sfortunati: si tratta di paura. Perché la nostra cultura rifiuta e rimuove le sfortune della vita.

Tra le tante paure, vere o indotte, del cittadino, esiste anche quella di essere schedato. Essa non ha nulla di razionale, perché di fatto siamo tutti schedati dalla culla alla bara: i registri anagrafici, gli atti di stato civile, le tessere sanitarie, il codice fiscale, gli stessi elenchi telefonici sono tutti mezzi per far sapere chi siamo e dove siamo. Ma poiché la caratteristica principale della paura è di avere una buona dose di irrazionalità, essa si afferma non tanto alla sostanza quanto alla forma; non alle cose, ma alle parole. E così mentre siamo tutti contenti di aver consegnato i nostri dati più personali ai comuni, alle scuole, alle Usl, al fisco, al datore di lavoro eccetera, siamo terrorizzati da una parola che ormai non significa più nulla, ma che rievoca i tempi sinistri di un invadente e onnipotente tirannide: la schedatura. Essa riemerge sempre, nel suo minaccioso esoterismo semantico, quando lo Stato cerca di mettere un po d ordine nella confusione di casa propria. E il cittadino che si era sottomesso docilmente alle più subdole pratiche intrusive, come la conservazione dei tabulati telefonici, si insospettisce per le pratiche più elementari di ordinaria utilità.

Le impronte digitali che si vorrebbero obbligatorie per i clandestini sono, ad esempio, l equo e ragionevole corollario del principio che dobbiamo sapere chi ci teniamo in casa. Non costituiscono affatto un odiosa discriminazione. Al contrario. Perché tutti i cittadini, come ben sappiamo, sono di diritto e di fatto individuati dal primo vagito alla benedizione nella fossa. Certo i sistemi sono cambiati nel corso dei secoli. Giuseppe e Maria affrontarono un lungo viaggio per il censimento dell imperatore. Per altri diciannove secoli gli uomini vennero individuati attraverso i caratteri somatici descritti su un papiro. Solo i re venivano effigiati nelle monete: privilegio che costò caro a Luigi XVI durante la fuga. Poi venne la fotografia. Poi ancora le impronte digitali, per le quali molti documenti riservano ancora lo spazio, e che vengono comunque rilevate non solo ai detenuti ma anche ai militari. Domani tutto questo sparirà. Avremo criteri di individuazione superpersonalizzati: il colore dell iride, il timbro della voce, e naturalmente il Dna. Basterà passare la lingua su un francobollo e di noi si saprà tutto, anche cose che sarebbe meglio non sapere. E comunque il vero pericolo del futuro non sarà l uso improprio dei dati, ma quello del materiale genetico che tra pochi anni sarà strumento di clonazione. Ma questa è un altra storia.

E torniamo alla schedatura con le impronte. Si tratta, dicevamo, di un sistema innocuo e artigianale che tramite il computer ci consente di capire subito chi abbiamo davanti. In un Paese in cui è obbligatorio il censimento dei cittadini, non si vede perché i girovaghi, i clandestini e gli ignoti debbano circolare muniti di una ingiustificata e pericolosa franchigia. La maggior parte di loro entra in Italia con documenti contraffatti, o senza documento alcuno, declina false generalità e si sposta continuamente vivendo di espedienti. Che lo Stato non abbia il dovere di individuarli è cosa che nessun buonismo solidaristico e terzomondista riuscirà mai a spiegare.

Eppure non c è alcuna speranza che questi pregiudizi finiscano. Non solo perché la politica è ormai fatta soprattutto di polemiche, ed ogni argomento è buono per litigare. Ma perché il suono di alcune parole evoca terrori funesti, tanto più ribelli quanto più ingiustificati. L impronta digitale ci riporta alle camere di sicurezza e alle celle di Sing Sing. Quando disporremo di sistemi più delicati, come la conformazione dell iride o il timbro della voce, la paura finirà.

Advanced House Style – DJ Onirika – Recensioni – Rewievs

Nissan New Primera

Provata a Barcellona la gamma che arriverà in Italia a febbraio in tre motorizzazioni e prezzi compresi fra i 38 ed i 50 milioni. A 11 anni di distanza, la nuova Primera scuote ancora i parametri di riferimento della sua categoria, ricordando che fu la prima del suo segmento ad adottare sospensioni multilink, motori 16 valvole ed elevata funzionalità.

Qualità apprezzate sia dal pubblico sia dalla critica, come testimoniano il primo posto al premio “AUTO UIGA” ed il secondo all’ “Auto dell’Anno”. Infomotori vi aveva anticipato molte indiscrezioni già a febbraio ed ora possiamo svelarvi tutti i segreti, avendola testata in occasione della presentazione stampa europea. In Italia arriverà alla fine del 2002, con tre gradi di finitura e tre motorizzazioni: 1800, 2000 e 2200 turbodiesel common rail.

I prezzi non sono stati ancora definiti nel dettaglio, ma andranno da 38 a 50 milioni. Nissan Italia prevede di venderne nel 2002 oltre 9000, per raggiungere il 5 per cento del segmento di appartenenza. Si tratta di una vettura drasticamente rinnovata nel design esterno ed interno, che mantiene la trazione anteriore con motore posto trasversalmente. La nuova Primera offre tre varianti di carrozzeria: berlina 4 porte, 5 porte e station wagon, che in Italia farà certamente la parte del leone. Rispetto all’attuale modello, la New Primera guadagna 4 centimetri in lunghezza (per un totale di 456!), 4,5 in larghezza (176) e soprattutto 7 in altezza (148), a tutto vantaggio dell’abitabilità e della stessa luminosità.

Internamente vi sono numerosi richiami alle monovolume, segnalando la grande attenzione posta verso la funzionalità e la praticità: è dotata di una plancia generosa ed una strumentazione da vettura importante, con la peculiarità di avere tutti i comandi al centro (grande vantaggio per i produttori che devono costruire vetture sia con guida a destra che a sinistra!). L’ergonomia è stata la parola chiave per la Primera. All’interno, basta un semplice sguardo per capire quale funzione si vuole attivare. Fra le chicche segnaliamo la videocamera che illustra sul cruscotto quello che c’è dietro la vettura quando si fa retromarcia. Oppure il regolatore di velocità intelligente, che rallenta se il veicolo davanti a voi rallenta e accelera se il veicolo davanti a voi accelera, per non parlare del sistema di telefonia che si integra perfettamente con il telefonino dei clienti.

Nel Sol Levante è attualmente venduta unicamente col motore due litri benzina da 150 CV abbinata alla trasmissione automatica CVT. Le Primera destinate agli europei vantano invece cambi a sei marce e sono prodotte in Inghilterra a Sunderland, distinguendosi per motorizzazioni vicine ai nostri gusti: con grande attenzione verso il Diesel. Presenti all’appello pure due benzina 1600 e 1800. Una vettura quindi da provare, che renderà assai dura la vita alle rivali europee!

Dicembre 2001

iMac Shop

Per richiedere la rimozione di queste immagini scrivere a [email protected]

BIOGRAFIA

Ilona Staller (vero nome Elena Anna Staller) è nata a Budapest, in Ungheria il 26 novembre del 1951 da una coppia benestante: padre funzionario del Ministero degli Interni e madre ostetrica. Sulle prime Ilona avrebbe voluto studiare medicina o archeologia ma a soli 13 anni incomincio´ già la carriera di fotomodella con la prestigiosa agenzia MTI che gestiva le piu´ famose modelle ungheresi.

Ben presto fini´ con il diventare Miss Ungheria.

Il vero successo arrivo´ pero´ in Italia, quando inizio´ a condurre nei primi anni 70 una trasmissione radiofonica a Radio Luna, una delle primissime Radio Private Italiane con sede a Foggia e a Roma. Fu una trasmissione SHOCK e Ilona fu una delle “responsabili” del mutamento del “comune senso del pudore”.

Da quel momento è nata CICCIOLINA che era la “versione al femminile” dell´appellativo “cicciolino” con il quale ilona chiamava i propri ascoltatori in diretta radiofonica

TRATTO DALLA AUTOBIOGRAFIA UFFICIALE DI ILONA:

“Nel 1979, insieme alla redazione de “il Male”, il famoso giornale satirico, fondai la “Lista dei Sole”, la prima lista verde nella storia italiana. Come capolista iniziai il mio impegno politico aiutando il Partito Radicale nella raccolta delle firme per i referendum contro il nucleare, per i diritti umani e contro la fame nel mondo. Ovviamente parlavo di questi problemi anche durante i miei spettacoli, spesso realizzati per beneficenza, ed inevitabilmente arrivarono le prime denuncie per frenare la mia attività. Grazie alla mia grande popolarità fui invitata in moltissime trasmissioni televisive e radiofoniche ed interpretai molti film che divennero capolavori dell´eros ed aiutarono gli italiani, e non solo loro dal momento che i film si vendevano in tutto il mondo, a superare molti tabù sessuali”.”Aiutai Marco Pannella e gli altri radicali, dal 1985 in poi a raccogliere iscrizioni al suo Partito, e, nel 1987, mi candidai nelle liste radicali per essere eletta al Parlamento Italiano. Nella sola Circoscrizione del Lazio, dove ero candidata, fui eletta con oltre 20.000 preferenze. Avrei voluto baciare uno ad uno tutte queste dolci persone che hanno avuto fiducia in me e mi hanno votata. Così nel 1987 diventai Deputato del Parlamento italiano e le mie immagini fecero il giro del mondo perché era la prima volta che una pornostar entrava in un´aula parlamentare come membro effettivo rimanendovi per 5 anni, insieme a politici come Andreotti e Craxi. Ma io non delusi i miei elettori perché continuai a sostenere, in Parlamento ed in manifestazioni pubbliche, le mie idee contro l´utilizzo dei nucleare, per la libertà sessuale, contro la censura, per l´abrogazione dell’art. 528 c. p. e seguenti (sul comune senso del pudore), per l´amore nelle carceri, per l´informazione sessuale nelle scuole e per un intervento all´interno del Ministero della Sanità per una corretta informazione sull´AIDS senza perdere di vista l´amore. Proposi inoltre una tassa ecologica sulle auto per limitare i danni dello smog e realizzare opere di salvaguardia della natura. Proposi l´abolizione dell’utilizzo degli animali per la produzione delle pellicce e per le sperimentazioni scientifiche. Partecipai anche a numerose manifestazioni contro la pena di morte.”

LINKS