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Mac OS X 10.2

La festa è stata realizzata grazie al contributo delle aziende produttrici di prodotti enogastronomici maremmani.

Produttori

Delizie gastronomiche del mare e della terra, pasta all’uovo e formaggio pecorino, secondo le antiche tradizioni toscane, fanno della COPAIM un’azienda che, con impegno, cerca di soddisfare le più raffinate esigenze dei consumatori italiani e stranieri.

Dalle verdure grigliate e brasate ai diversi tipi di olive, alle svariate insalate di mare.

Dalla pasta ripiena e non, prodotta con antichi metodi artigianali, al classico pecorino D.O.P. ai pecorini più morbidi, ai formaggi di latte di pecora e mucca, al ravaggiolo e alla ricotta.

Quattrocentocinquanta ettari a sud di Grosseto in un’area pedo-collinare immersa nella “macchia” tipicamente maremmana.

La Parrina ha un’estensione viticola di soli 65 ettari dove si produce, in un’area molto raccolta e limitata, uva a bacca rossa e bianca.

Il riconoscimento DOC per il Parrina Rosso e Bianco risale al lontano 1971 ma due successive modifiche, nel 1986 e nel 1993, hanno riconosciuto prima le tipologie del Rosato e del Rosso Riserva e poi la possibilità di aggiungere nell’uvaggio vitigni quali il Cabernet e il Merlot per i rossi, lo Chardonnay e il Sauvignon per i bianchi.

La Cantina di Capalbio dal 1961 propone una selezione attenta della sua produzione. Vini unici come la D.O.C. Ansonica Costa dell’ Argentario o la D.O.C. Capalbio nelle sue diverse tipologie, ma anche proposte innovative come il Sangiovese Poggio de’ Lepri. Da assaporare ancora il Matrè bianco frizzante naturale e i pregiati distillati d’Ansonica o il caratteristico Vin Santo e lo Spumante.

Le uve di questo comprensorio, sono quelle previste dai disciplinari di produzione della D.O.C. Capalbio nelle tipologie Rosso, Riserva, Cabernet Sauvignon, Sangiovese, Rosato, Vermentino, Bianco e Vin Santo, della D.O.C. Costa dell’Argentario Ansonica e delle I.G.T. Rosso e Bianco Maremma Toscana.

L’Azienda Bruni è situata nel cuore della maremma Toscana, e si estende per 54 Ha, di cui 20 dedicati a vigneto sui dolci colli, tipici di questa zona.

Il vino è l’attività primaria, l’Azienda produce e commercializza oltre 3000 ettolitri l’anno, venduti sia in Italia che all’estero. La produzione, in relazione alla sua posizione geografica, si articola su due zone di denominazione d’origine, il Morellino di Scansano D.O.C e il Capalbio D.O.C.

L’Azienda sta facendo forti investimenti per rimodernare le proprie strutture e costruire due nuove cantine, con l’obiettivo di unire la qualità e la tradizione.

LIQUORI CAPALBIO

È una fabbrica artigiana, come dice il proprietario Giancarlo Cipriani, il suo laboratorio è nelle vicinanze del Borgo di Capalbio e da cui deriva il nome.

La produzione, rigorosamente artigianale, ha delle caratteristiche di spiccata qualità e i suoi prodotti di punta sono la grappa di Tiburzi, l’amaro di Tiburzi e il mirto di Capalbio, ottimo digestivo maremmano, ma si produce anche il limoncello e le creme di liquori. Nella via centrale del vecchio Borgo di Capalbio c’è il Punto Vendita dove si può degustare l’intera gamma dei distillati.

AZIENDA LA BARONCELLA

Tra il paese di Montemerano e le Cascate di Saturnia troviamo la Baroncella, un’Azienda tradizionale a conduzione familiare di Secondo Cresini. La Baroncella non è solo un accogliente Agriturismo ma anche un rinomato centro di produzione di “Rosso Vivo” e di tutta una serie di prodotti come l’olio extravergine e le marmellate, fatte con amore e attenzione puntando su qualità e genuinità.

TENUTA ROCCACCIA

Tra il paese di Montemerano e le Cascate di Saturnia troviamo la Baroncella, un’Azienda tradizionale a conduzione familiare di Secondo Cresini. La Baroncella non è solo un accogliente Agriturismo ma anche un rinomato centro di produzione di “Rosso Vivo” e di tutta una serie di prodotti come l’olio extravergine e le marmellate, fatte con amore e attenzione puntando su qualità e genuinità.

La festa è stata realizzata grazie al contributo di ristoranti maremmani.

Sistemi/Diffusori per l’Home Cinema

Le troppe anime di un popolo

di Tina Tequila

Tanto piu’ indietro guardi, tanto piu’ avanti potrai vedere. Poi dopo molti anni un intellettuale si sarebbe interrogato sul significato di questa frase di Churchill e nero su bianco avrebbe scritto colpe e responsabilita’.

Indietro, sempre piu’ indietro, il dott. Osman Mohamed Abdirahman, per capire una storia che molti somali avrebbero preferito non ascoltare, per raccontare l’unica verita’ possibile, l’unica che avrebbe permesso alle generazioni future di risparmiarsi il genocidio di una guerra civile, l’unica che avrebbe permesso di comprendere il perche’ una tale tragedia avesse riguardato il suo popolo, tollerante e ospitale in fondo quel popolo malgrado le troppe anime diverse, tollerante e ospitale tutto sommato quel popolo per cui far parte di un clan era sinonimo al massimo di pescatore o cacciatore. Una volta. Quando al potere c’era il presidente Aden Abdulle Oman, un buon capo a conti fatti Oman, che dopo gli anni di dominazione straniera a lui sarebbe riuscito quel che ad altri non sarebbe piu’ stato possibile: tenerle unite tutte quelle anime, unite, sotto lo stesso governo.

Solo che poi, dopo la sconfitta dolce delle presidenziali del ’67 e l’assassinio del Dott. Abdirashid cui sarebbe spettato di guidare il secondo governo, al potere era salito un generale e lo aveva fatto nell’unico modo che i generali conoscono quando decidono di intervenire: attraverso un colpo di stato. Era stato allora che le cose avevano cominciato a mettersi nel modo sbagliato. E i clan che un tempo erano soltanto quattro si erano frantumati in numerosi sotto – clan e a loro volta questi si erano suddivisi in ulteriori micro – clan e gruppi di resistenza avevano cominciato ad organizzarsi qua e la’ per il paese, e il generale Siad – per tutti i vent’anni che il regime lo aveva tenuto al suo posto prima che scappasse in Nigeria nel 1991 – aveva risposto nell’unico modo che i generali conoscono quando decidono che e’ venuto il momento di riportare l’ordine: con le persecuzioni e i massacri. Contro gli Issa soprattutto, ritenuti i maggiori responsabili dell’opposizione al governo centrale.

E anche dopo quando i gruppi armati erano diventati oramai una realta’ con cui fare i conti, riconoscibile al mondo, con quel nome Usc che era l’acronimo di United Somalian Congress, e persino un generale, quel tale Aidid, che contando sul suo passato militare aveva portato la rivolta fin dentro la residenza del Presidente, tanto da costringere Siad Barre a riparare frettolosamente in Nigeria, anche dopo le cose non si erano affatto messe per il meglio, che a Aidid si era contrapposto un altro ribelle, Ali Mahdi, e poi sarebbero arrivati i contingenti di pace e i segretari dell’Onu e i tentativi di arrivare a un accordo, e un’altra guerra ad aggiungersi a quella civile, e la comunita’ internazionale era stata capace di fare ben poco con i suoi militari e con i suoi appelli che sarebbe stata la piu’ grande sconfitta dell’occidente quel non essere stati capaci di riunire le forze belligeranti attorno ad un tavolo, e alla fine sarebbero andati via tutti dalla Somalia, caschi blu, segretari, contingenti, e sarebbe rimasto di nuovo nelle mani del nulla quel popolo tollerante e ospitale per cui una volta fare parte di un clan poteva al massimo essere sinonimo di un modo diverso per guadagnarsi da vivere.

Indietro sempre piu’ indietro il dott. Osman Mohamed Abdirahman mentre la sua gente continuava a ammazzarsi e ovunque erano scontri e siccita’ e fame e stupri di massa, e ai generali sarebbero succeduti i figli e infine quel presidente Abdulkassim Salad Hassan arrivato li’ a cercare di mettere ordine dopo dieci anni, un buon capo tutto sommato il presidente Abdirahman che nulla avrebbe comunque potuto contro i signori della guerra, esiliato anche lui dopo meno di un anno, e l’umanista Osman a interrogarsi, comprendere e disegnare sogni, addirittura una lista per punti su quel messaggio in bottiglia spedito via e – mail e sanare i problemi di vecchia data tra i clan, ristabilire la democrazia, rafforzare la lingua e l’identita’ del suo popolo, addirittura una lista metodica, perche’ la sua gente possa imparare di nuovo a guardare avanti.

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Internet va in vacanza: ecco le connessioni 3G per l’estate

Toyota nuovo Land Cruiser

Arriva in Europa la nuova generazione di Land Cruiser. Il nuovo Toyota Land Cruiser nasce come degno successore delle generazioni che lo hanno preceduto, rammentando che sono più di 4 milioni i Land Cruiser venduti nel mondo, con oltre 200.000 clienti solo in Europa.

Al pari di tutti i precedenti modelli la nuova generazione di Land Cruiser non è un semplice Off Road con caratteristiche anche stradali ma unisce alle prestazioni off road del fuoristrada puro, il confort e la qualità superiore della guida di una vera automobile o SUV.

Il nuovo Toyota Land Cruiser sarà disponibile con due carrozzerie a tre e cinque porte ed equipaggiato con un moderno e sofisticato motore 3.0-litri, D-4D turbodiesel common rail, derivato da quello presente nell’attuale gamma, offre una coppia straordinaria con un eccellente livello di consumi. Il motore eroga 120 kW (163 Cv) a 3400 giri/min con una coppia di 343Nm disponibile tra 1600 e 3200 giri/min.

Prestazioni ideali per qualsiasi utilizzo: in strada come sui percorsi più estremi Land Cruiser raggiunge una velocità massima di 165 km/h con un’accelerazione da 0 a 100 km/h in 13.0 secondi. Land Cruiser è dotato di trazione integrale permanente con i rapporti controllati da una scatola di trasferimento. Un nuovo differenziale centrale a slittamento limitato Torsen assicura eccellenti caratteristiche di guida.

A richiesta, è disponibile la sospensione semiattiva Toyota’s TEMS (Toyota Electronically Modulated Suspension), che offre un comfort stradale ancor più elevato sulle strade più sconnesse. In combinazione sono disponibili le sospensioni posteriori ad aria, che rimpiazzano le normali molle con dei soffietti in gomma riempiti di aria compressa. Questa sospensione è dotata di un sistema di livellamento automatico e consente di regolare l’altezza da terra tramite un pulsante.

Il design di Land Cruiser è stato definito in Europa ed è opera del ED2, l’avanzato centro di design nel sud della Francia. E’ il terzo modello Toyota il cui stile viene definito in Europa, dopo Toyota Yaris e la nuova Toyota Corolla, e riflette la volontà di Toyota di creare prodotti sempre più in linea con le esigenze del mercato europeo.

Il concetto iniziale è stato quello di un'”evoluzione contemporanea” dei tradizionali valori di forza e potenza del marchio Land Cruiser.Il più recente Toyota Land Cruiser è chiaramente nuovo, ma è anche in grado di mantenere l’identità del precedente Land Cruiser serie 90. In questo modo il nuovo Toyota Land Cruiser, affermato “classico” del settore, può resistere alla prova del tempo. Il nuovo Toyota Land Cruiser è dotato delle tecnologie più avanzate per offrire al guidatore un controllo completo in tutte le situazioni e migliorare il comfort e la sicurezza dei passeggeri. Dopo l’anteprima mondiale a Parigi, il nuovo Land Cruiser 3.0 litri D-4D sarà commercializzato in Italia a partire dal mese di dicembre.

Settembre 2002

Cinque consigli per difendersi dallo spamming

di Massimo Martinelli

ROMA – Ancora una settimana e Valter Lavitola potrà prenotare un volo per Roma per concludere la sua latitanza dorata a Panama. Perché ieri mattina, più o meno verso mezzogiorno, il procuratore aggiunto di Bari Pasquale Drago ha depositato le sue conclusioni nell’ufficio del capo dei Gip baresi. E ha spiegato di non avere elementi per chiedere un nuovo arresto per il presunto faccendiere accusato di aver indotto Gianpaolo Tarantini a mentire davanti ai pm allo scopo di salvaguardare il premier dall’inchiesta sulle escort portate a cena a Palazzo Grazioli. L’alto magistrato avrebbe motivato la decisione dicendo che non ci sono le esigenze cautelari richieste dal codice per emettere un nuovo provvedimento di arresto; e questa affermazione potrebbe rappresentare il colpo di grazia per un’inchiesta decisamente controversa, avviata dalla procura di Napoli per una ipotetica estorsione ai danni del premier, architettata da Lavitola e Tarantini e finita poi a Bari dopo una triangolazione con la procura di Roma per un’ipotesi opposta, che vede il premier e Lavitola presunti responsabili di pressioni indebite nei confronti di Tarantini.

Pasquale Drago, notoriamente poco incline alla conversazione con i cronisti, si è lasciato sfuggire un commento che va oltre la motivazione tecnica sulla mancanza di esigenze cautelari. «Le indagini sono ancora tutte da fare», ha detto, spiegando di aver delegato alcuni accertamenti ai carabinieri. Tuttavia, pur nella sua essenzialità, quella frase contiene per intero il tarlo del dubbio che potrebbe convincere l’alto magistrato barese a spedire il fascicolo in archivio. Poiché è chiaro a tutti che non c’è alcuna indagine da fare.

Quello che è successo è già negli atti: nelle conversazioni intercettate, nei ventimila euro al mese versati ai Tarantini, nel mezzo milione regalato «una tantum», nei rapporti su pedinamenti e incontri. Significa che, almeno in questa storia, il pm è chiamato solo a fornire la sua interpretazione sui comportamenti tenuti dai tre protagonisti di questa vicenda: Silvio Berlusconi, Valter Lavitola e Gianpaolo Tarantini. Per i magistrati di Napoli, il giovanotto barese cercò prima di fare carriera portando escort nelle case del premier e poi lo ricattò: pretese soldi, appalti e protezione in cambio di un atteggiamento complice davanti ai pm, che erano pronti a indagare il premier per favoreggiamento della prostituzione.

Sulla base di questa ipotesi, i pm partenopei fecero arrestare Tarantini e spedirono sua moglie, Nicla Devenuto, ai domiciliari. Avrebbero arrestato pure Lavitola, se lui non avesse annusato l’aria delle manette e non fosse fuggito in Brasile. Questa impostazione catapultò l’inchiesta a Roma, perchè – disse il gip di Napoli – se c’era stata un’estorsione, questa era avvenuta nella capitale. Qualche settimana dopo, mentre si discuteva davanti al Riesame di Napoli sulla fondatezza dell’arresto di Tarantini, i pm partenopei spostarono il tiro. Sulla base di documenti che non conoscevano al momento di arrestare Giampi, rovesciarono l’accusa. Non più estorsione nei confronti del premier ma il contrario: Berlusconi e Lavitola – dissero in procura – esercitarono pressioni su Tarantini affinché tenesse fuori il premier dall’inchiesta sulle escort dicendo che lui, Berlusconi, non sapeva che molte di quelle ragazze fossero pagate per le prestazioni sessuali. La nuova impostazione piacque al Riesame. Che scarcerò Tarantini e stabilì che l’indagine finisse a Bari, dove Giampi «era stato costretto» a sostenere l’estraneità di Berlusconi.

E’ qui che Pasquale Drago avrebbe dovuto recepire le indicazioni, rinnovare la richiesta di arresto per Lavitola e iscrivere il premier nel registro indagati. Ieri, invece, il colpo di freno. Per Lavitola non ha ritenuto che ci fossero estremi per l’arresto; per Berlusconi ha chiesto nuove indagini per capire se è il caso di indagarlo. Domani incontrerà i vertici della procura di Roma; e, a questo punto, non si può nemmeno escludere che restituisca a loro tutto il fascicolo, affermando che il premier potrebbe essere solo vittima di un’estorsione. Che poi è quello che avevano sostenuto a Napoli all’inizio di questo valzer giudiziario che ha portato il nome del capo del governo in giro per l’Italia.

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di Anna Guaita

NEW YORK – Una nuova generazione di miliardari promette di rilanciare l’epoca d’oro delle esplorazioni. Ma siccome buona parte del globo terrestre è già noto, l’attenzione di questi novelli Amundsen si sta rivolgendo agli abissi marini, a quei canyon profondissimi dove l’occhio umano non è mai arrivato.

Alcuni dei nomi più famosi nel mondo degli affari dei nostri giorni sono impegnati in una specie di gara a chi arriva prima, e la meta è il Challenger Deep, il punto più profondo nella Fossa delle Marianne, nell’Oceano Pacifico. In questa gara informale sono scesi in campo il regista James Cameron, il guru di internet Eric Schmidt, l’imprenditore delle linee aeree Virgin, Richard Branson, e una cooperativa della Florida, la Triton Submarines. Di questo poker di esploratori, solo la cooperativa dichiara apertamente di voler inaugurare un vero turismo degli abissi, mentre i tre miliardari sostengono di voler dare un contributo alla scienza e si dicono stimolati dalla sfida.

Cameron, fresco di successi cinematografici megamilionari, come Titanic, The Abyss, e Avatar, assicura che l’ansia di raggiungere quella gola oceanica dove la temperatura è quasi al punto del congelamento e il buio totale, non è dettata dall’intenzione di fare un seguito di Avatar, ma semmai di filmare un documentario, naturalmente in 3D. Branson dal canto suo ha detto che «l’ultima grande sfida per gli esseri umani è di esplorare le profondità dei nostri oceani». Schmidt, che già finanzia a scopi scientifici due navi di esplorazioni oceaniche, sottolinea la necessità di favorire il progresso dele scienze.

Ognuna delle quattro squadre sta preparando sottomarini in grado di immergersi fino ai 10 mila e 900 metri del Challenger Deep, e resistere all’immensa pressione che la sconfinata massa di acqua effettuerà sullo scafo. I sottomarini sono forniti di impianto di illuminazione, e di cabine in fibra di vetro per l’equipaggio. Ognuno di questi scafi costerà milioni di dollari, per non parlare della spesa di accompagnarli con una nave appoggio.

Il progetto di Branson è forse il più complesso, in quanto l’imprenditore britannico non si sta limitando a finanziare la costruzione del sottomarino, ma anche di una nave disegnata appositamente per la missione. Il suo scafo sottomarino assomiglia a un elegante piccolo aereo. Il capo del progetto, Graham Hawkes, ha spiegato che si poteva anche disegnare una navetta più semplice, ma il progetto intende anche «allargare i confini della scienza». Branson ha già stanziato 17 milioni di dollari per il progetto. Ma ancora non è chiaro quale dei suoi amati progetti verrà prima: se l’immersione nella Fossa delle Marianne, o il primo volo del turismo spaziale, per il quale ha fondato la Virgin Galactic nel 2008. Il sottomarino dovrebbe inabissarsi entro la fine dell’anno. Ma Branson si tiene sulle generali. Dopotutto ha già dovuto cambiare le date del primo volo orbitale per turisti, che doveva avvenire nel 2010, ma ancora non è neanche sulla pista.

Finora, quel poco che sappiamo di Challenger Deep ci è venuto da un’unica immersione compiuta cinquant’anni fa dalla Marina Usa: il batiscafo Trieste, con a bordo Don Walsh e Jacques Piccard arrivò sul fondo, ma potè fermarsi solo pochi minuti perché un vetro si era incrinato. E la melma sollevata dall’imbarcazione era così fitta che i due uomini non riuscirono a vedere nulla.

Giovedì 04 Agosto 2011 – 21:08 Ultimo aggiornamento: Sabato 06 Agosto – 10:23

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