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Advanced House Style – DJ Onirika – Recensioni – Rewievs

Nissan New Primera

Provata a Barcellona la gamma che arriverà in Italia a febbraio in tre motorizzazioni e prezzi compresi fra i 38 ed i 50 milioni. A 11 anni di distanza, la nuova Primera scuote ancora i parametri di riferimento della sua categoria, ricordando che fu la prima del suo segmento ad adottare sospensioni multilink, motori 16 valvole ed elevata funzionalità.

Qualità apprezzate sia dal pubblico sia dalla critica, come testimoniano il primo posto al premio “AUTO UIGA” ed il secondo all’ “Auto dell’Anno”. Infomotori vi aveva anticipato molte indiscrezioni già a febbraio ed ora possiamo svelarvi tutti i segreti, avendola testata in occasione della presentazione stampa europea. In Italia arriverà alla fine del 2002, con tre gradi di finitura e tre motorizzazioni: 1800, 2000 e 2200 turbodiesel common rail.

I prezzi non sono stati ancora definiti nel dettaglio, ma andranno da 38 a 50 milioni. Nissan Italia prevede di venderne nel 2002 oltre 9000, per raggiungere il 5 per cento del segmento di appartenenza. Si tratta di una vettura drasticamente rinnovata nel design esterno ed interno, che mantiene la trazione anteriore con motore posto trasversalmente. La nuova Primera offre tre varianti di carrozzeria: berlina 4 porte, 5 porte e station wagon, che in Italia farà certamente la parte del leone. Rispetto all’attuale modello, la New Primera guadagna 4 centimetri in lunghezza (per un totale di 456!), 4,5 in larghezza (176) e soprattutto 7 in altezza (148), a tutto vantaggio dell’abitabilità e della stessa luminosità.

Internamente vi sono numerosi richiami alle monovolume, segnalando la grande attenzione posta verso la funzionalità e la praticità: è dotata di una plancia generosa ed una strumentazione da vettura importante, con la peculiarità di avere tutti i comandi al centro (grande vantaggio per i produttori che devono costruire vetture sia con guida a destra che a sinistra!). L’ergonomia è stata la parola chiave per la Primera. All’interno, basta un semplice sguardo per capire quale funzione si vuole attivare. Fra le chicche segnaliamo la videocamera che illustra sul cruscotto quello che c’è dietro la vettura quando si fa retromarcia. Oppure il regolatore di velocità intelligente, che rallenta se il veicolo davanti a voi rallenta e accelera se il veicolo davanti a voi accelera, per non parlare del sistema di telefonia che si integra perfettamente con il telefonino dei clienti.

Nel Sol Levante è attualmente venduta unicamente col motore due litri benzina da 150 CV abbinata alla trasmissione automatica CVT. Le Primera destinate agli europei vantano invece cambi a sei marce e sono prodotte in Inghilterra a Sunderland, distinguendosi per motorizzazioni vicine ai nostri gusti: con grande attenzione verso il Diesel. Presenti all’appello pure due benzina 1600 e 1800. Una vettura quindi da provare, che renderà assai dura la vita alle rivali europee!

Dicembre 2001

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BIOGRAFIA

Ilona Staller (vero nome Elena Anna Staller) è nata a Budapest, in Ungheria il 26 novembre del 1951 da una coppia benestante: padre funzionario del Ministero degli Interni e madre ostetrica. Sulle prime Ilona avrebbe voluto studiare medicina o archeologia ma a soli 13 anni incomincio´ già la carriera di fotomodella con la prestigiosa agenzia MTI che gestiva le piu´ famose modelle ungheresi.

Ben presto fini´ con il diventare Miss Ungheria.

Il vero successo arrivo´ pero´ in Italia, quando inizio´ a condurre nei primi anni 70 una trasmissione radiofonica a Radio Luna, una delle primissime Radio Private Italiane con sede a Foggia e a Roma. Fu una trasmissione SHOCK e Ilona fu una delle “responsabili” del mutamento del “comune senso del pudore”.

Da quel momento è nata CICCIOLINA che era la “versione al femminile” dell´appellativo “cicciolino” con il quale ilona chiamava i propri ascoltatori in diretta radiofonica

TRATTO DALLA AUTOBIOGRAFIA UFFICIALE DI ILONA:

“Nel 1979, insieme alla redazione de “il Male”, il famoso giornale satirico, fondai la “Lista dei Sole”, la prima lista verde nella storia italiana. Come capolista iniziai il mio impegno politico aiutando il Partito Radicale nella raccolta delle firme per i referendum contro il nucleare, per i diritti umani e contro la fame nel mondo. Ovviamente parlavo di questi problemi anche durante i miei spettacoli, spesso realizzati per beneficenza, ed inevitabilmente arrivarono le prime denuncie per frenare la mia attività. Grazie alla mia grande popolarità fui invitata in moltissime trasmissioni televisive e radiofoniche ed interpretai molti film che divennero capolavori dell´eros ed aiutarono gli italiani, e non solo loro dal momento che i film si vendevano in tutto il mondo, a superare molti tabù sessuali”.”Aiutai Marco Pannella e gli altri radicali, dal 1985 in poi a raccogliere iscrizioni al suo Partito, e, nel 1987, mi candidai nelle liste radicali per essere eletta al Parlamento Italiano. Nella sola Circoscrizione del Lazio, dove ero candidata, fui eletta con oltre 20.000 preferenze. Avrei voluto baciare uno ad uno tutte queste dolci persone che hanno avuto fiducia in me e mi hanno votata. Così nel 1987 diventai Deputato del Parlamento italiano e le mie immagini fecero il giro del mondo perché era la prima volta che una pornostar entrava in un´aula parlamentare come membro effettivo rimanendovi per 5 anni, insieme a politici come Andreotti e Craxi. Ma io non delusi i miei elettori perché continuai a sostenere, in Parlamento ed in manifestazioni pubbliche, le mie idee contro l´utilizzo dei nucleare, per la libertà sessuale, contro la censura, per l´abrogazione dell’art. 528 c. p. e seguenti (sul comune senso del pudore), per l´amore nelle carceri, per l´informazione sessuale nelle scuole e per un intervento all´interno del Ministero della Sanità per una corretta informazione sull´AIDS senza perdere di vista l´amore. Proposi inoltre una tassa ecologica sulle auto per limitare i danni dello smog e realizzare opere di salvaguardia della natura. Proposi l´abolizione dell’utilizzo degli animali per la produzione delle pellicce e per le sperimentazioni scientifiche. Partecipai anche a numerose manifestazioni contro la pena di morte.”

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Le condizioni della creatività

Che cosa significa essere creativi? Quali caratteristiche predominanti caratterizzano il soggetto creativo? La psicologia ha studiato le condizioni che favoriscono questa privilegiata forma di espressione, che sintetizziamo in questa breve riflessione.

Gran parte del mondo civilizzato è caratterizzato dalla secondarietà, da un insieme di convenzioni e adattamenti imposti dall’Io sociale a cui l’uomo si uniforma in modo quasi automatico senza tenere conto delle esigenze e delle aspirazioni più intime del suo Io individuale.

Alcuni preferiscono la via solitaria, autonoma, anticonformista come quella scelta dall’uomo del sottosuolo a cui fa riferimento Aldo Carotenuto (noto psichiatra e psicologo dell’era contemporanea) citando il famoso romanzo di Dostojewsky.

Gli uomini d’arte, i musicisti, i pittori, i creativi, i poeti, non sottopongono le loro scelte al vaglio critico del solo processo secondario, ma permettono all’’energia psichica di fluire liberamente. In questo modo sono in grado di creare un nuovo rapporto d’azione con il mondo esterno attraverso il processo terziario o “sintesi magica” di cui parla lo psichiatra italo americano Silvano Arieti. Questa più armonico modo di avvertire e rielaborare gli stimoli esterni è un compromesso fra la primarietà degli atteggiamenti propri dell’età infantile e la razionalità secondaria della concezione dell’adulto. E’ l’interazione armoniosa fra i due processi che crea momenti di espressione feconda e vere opere creative.

Ecco quindi che la creatività diventa espressione di un mondo popolato di immagini (paleologiche e primitive) che sorgono spontanee attraverso associazioni, appercezioni, l’attività del libero pensiero. Queste immagini, queste sensazioni olistiche, questi stati impalpabili, definiti da Arieti endocetti, molto raramente assumono la forma di concetti, ma favoriscono l’illuminazione e l’intuizione, fanno si che questa si manifesti spontanea al livello della coscienza.

La creatività perciò ha bisogno dell’insorgere libero delle immagini arcaiche (le stesse che il bambino con molta facilità crea nei suoi giochi infantili) date dal libero pensiero, ma vi sono altre condizioni affinchè la creatività possa essere tale fino in fondo.

L’inattività è una di queste. Il non far niente – non inteso come ozio, ma come momento di rigenerante riposo e di astrazione dalla realtà quotidiana – per certi periodi, favorisce l’insorgere delle immagini e può portare ad una sintesi creativa.

La capacità di stare da solo, – come afferma il dott. Roberto Travaglini nel suo libro “Progettare la creatività” – in uno spazio isolato dal continuo bombardamento degli stimoli uniformanti della società – è un’altra caratteristica importante per la creatività. Solitudine perciò volontaria per brevi periodi, come capacità di stare con se stessi per guardarsi dentro e parlare con la voce interiore che dimora in ciascuno di noi. Non certo solitudine come isolamento dal mondo o esclusione dalla società.

Quest’ultima tendenza manifesta sindromi di nevrosi, piuttosto che condizioni favorevoli per il processo creativo.

Molti poeti, scrittori, artisti, stavano in solitudine alla ricerca del momento fecondo, dello stato nascente come lo chiama Alberoni. Condizioni indispensabili per far si che la scintilla dell’illuminazione possa nascere e dar luogo ad opere di grande spessore.

Vi siete mai chiesti perché gli artisti, i musicisti, i pittori, spesso hanno un atteggiamento che esce dai canoni dell’uomo medio? Sono persone particolari, stravaganti, sui generis, perché riescono a creare quelle immagini arcaiche proprie dell’età infantile che poi trasformano in opere d’arte, di cultura, di letteratura, di poesia.

Un’altra condizione indispensabile per la creatività è costituita dalla capacità di sognare ad occhi aperti. “Chi fantastica – scrive ancora Travaglini – è indotto a pescare in se stesso elementi originali rispetto alle convenienze sociali”.

Anche la vivacità e la disciplina costituiscono un elemento importante per il processo creativo. Arieti afferma che la creatività è ” ispirazione al 10% e sudorazione al 90%”.

Senza un metodo non è possibile dare vita ad autentiche opere creative.

Ed infine, anche ricordare e rivivere interiormente i conflitti traumatici del passato è una condizione da non trascurare.

Alla base della creatività perciò c’è la capacità di ritornare bambini e rivivere quel mondo popolato di immagini fantasmatiche che ci erano così familiari quando eravamo piccini. Tutti coloro che creano fanno rivivere senza sosta il puer (il bambino) che c’è in loro e che purtroppo a causa della razionalità (secondarietà) del mondo civilizzato contemporaneo è stato sepolto a vantaggio di etichette, norme, convenzioni che il più delle volte sono la mortificazione della libera espressione e della spontaneità.

Soundbar 500

Specializzazione: Cure Palliative.

Orario di apertura: dal lunedì al venerdì dalle 9.00 alle 13.30. E opportuno fissare un appuntamento.

Patrimonio: raccolta di periodici, monografie, atti di convegni, tesi di laurea e specialità prevalentemente dedicati alla medicina palliativa ed agli argomenti correlati: terapia del dolore, psiconcologia, lutto, tanatologia, etica al termine della vita.

La Biblioteca è anche abbonata alle banche dati: MEDLINE su CD-ROM, Palliative Care Index su disco, e all’Host Computer DATASTAR, che consente l’accesso a numerosissime banche dati scientifiche on-line.

Chi può accedere: i servizi della Biblioteca sono aperti a tutti gli interessati.

Servizi: la Biblioteca si pone l’obiettivo di fornire all’utenza ogni supporto, professionale e tecnologico, per il reperimento dell’informazione bibliografica sulle Cure Palliative. A tale scopo sono disponibili i seguenti servizi: consultazione: il patrimonio bibliografico conservato in biblioteca -libri, riviste, materiale grigio, archivi informatici- è a disposizione dell’utenza per la consultazione in loco. Non è previsto il prestito;

fotocopie: esclusivamente per uso personale, compatibilmente con la normativa sul copyright. Il servizio è gratuito per gli interni e per i collaboratori della Fondazione Floriani, agli esterni, che hanno a disposizione una fotocopiatrice self-service, viene richiesto invece un contributo a copertura delle spese ;

invio postale di fotocopie: le Biblioteche e gli utenti che, per motivi di distanza, non possono consultare direttamente le raccolte della biblioteca possono fare richiesta di copie del materiale da noi posseduto contattandoci telefonicamente o via fax o e-mail. Verranno prese in considerazione non più di una richiesta per utente al giorno, fino ad un massimo di 3 articoli per ognuna. Le richieste devono specificare: 1)autore e titolo della pubblicazione, 2)titolo della rivista, 3)volume, anno, fascicolo, 4)pagina iniziale e finale (accertarsi dal catalogo on-line che l’articolo di cui si desidera la copia sia compreso nella nostra raccolta);

ricerca bibliografica su banche dati specializzate on e off line: in biblioteca sono interrogabili gli ultimi 10 anni della banca dati MEDLINE su CD-Rom, la banca dati PALLIATIVE CARE INDEX su dischetto (a partire dal 1994), è infine possibile il collegamento on-line a numerose banche dati scientifiche attraverso l’host computer DATASTAR. Le ricerche su banche dati vengono in genere realizzate su richiesta da un addetto, in unica copia, per uso esclusivamente personale;

accesso ad Internet: servizio riservato agli interni ed ai collaboratori della Fondazione Floriani;

servizio di current content on-line: il contenuto degli ultimi numeri delle riviste pervenute in biblioteca è costantemente aggiornato e consultabile in linea (tasto “periodici”);

indice italiano di cure palliative on-line: la biblioteca sta lavorando alla creazione di un archivio contenente tutte le pubblicazioni di cure palliative esclusivamente in lingua italiana. A breve saranno consultabili on-line le prime registrazioni (tasto “indice c.p.”).

Lifestyle® 35 Digital

15 febbraio 2002

Finalmente presentato il calendario per Milano Moda Donna 2002 in programma a Milano dal 24 febbraio al 5 marzo dopo non poche difficoltà.

In più dopo sette anni Mario Borselli lascia la presidenza di Pitti Immagine a Firenze. “Questa città deve capire che non può vivere solo di turismo e cultura”, è una delle sue ultime indicazioni. Gaetano Marzotto dovrebbe essere il suo successore.

Lo spirito patriottico trionfa sulle prime passerelle di New York dopo l’11 settembre: ma al posto di un nazionalistico ‘rosso bianco e blu’, i colori della bandiera che hanno avvolto negli ultimi cinque mesi la metropoli ferita dai terroristi del World Trade Center, alle sfilate di Seventh on Sixth l’amore per l’America si e’ tradotto in una esplorazione di cos’e’ l’America, nel suo passato, nel suo presente e nel suo futuro. Graffiti urbani, pop art e il selvaggio west sono stati alcuni dei temi emersi nelle creazioni degli stilisti che cinque mesi fa avevano visto il loro appuntamento annuale interrotto dai kamikaze di Al Qaida. Furstenberg ha mandato in passerella i suoi abitini-grembiule con minigonne e maglie che riproducono a grandezza naturale il ritratto che Andy Warhol fece negli anni settanta alla stilista, all’epoca una regina incontrastata della vita notturna di New York. La collezione e’ stata mostrata a giornalisti, compratori e celebrita’ come Susan Sarandon nello studio di Diane: e’ stata la seconda realizzata in collaborazione con Nathan Jenden, un giovanissimo laureato della prestigiuosa accademia di St. Martins a Londra. A Soho intanto un’altra designer newyorchese, Catherine Malandrino, ha cercato ispirazione nel selvaggio west per vestire le sue modelle come le battagliere ma al tempo stesso romantiche donne dell’epoca dei pionieri: ed ecco quindi sfilare bluse delicate in pizzo e voile abbinati a pantaloni di pelle e camoscio in stile rodeo.

Maurizio Galante, Antonio Marras, Natalia Aspesi, Laura Laurenzi, Mariella Milani, Fabrizio Pasquero, Renata Molho sono alcune tra le grandi firme della moda e della comunicazione, che parteciperanno al primo corso di giornalismo specializzato nel settore, istituito dall’ Accademia di Costume e Moda di Roma. Il corso durera’ tre mesi, dall’ 11 marzo all’ 11 giugno prossimi, e sara’ ripartito in tre lezioni settimanali, teoriche, pratiche e di laboratorio, per un totale di 195 ore. La coordinazione del nuovo corso di comunicazione scritta, visiva e on line, aperto a diplomati e laureati, e’ stata affidata ad Adriana Mulassano, Bonizza Aragno Giordani e Bianca Lami. L’ obiettivo e’ l’ approfondimento e la conoscenza del settore, nel campo della moda e del costume, e lo sviluppo delle capacita’ di scrittura e di comunicazione, con l’apporto di materiale audiovisivo e di immagini fotografiche e con l’intervento di specialisti del settore. Per gli studenti sono previsti stage e collaborazioni con le piu’ prestigiose testate e riviste specializzate.

Un italiano high tech debutta sulle passerelle di Manhattan: al Puck Building, nel cuore di Soho, lo stilista toscano Emilio Cavallini ha presentato la sua prima collezione autunno-inverno interamente realizzata da una macchina. Per la nuova linea di pret-a-porter senza alcun intervento di cucitura, Cavallini ha dato l’addio a ago e filo. Il modello, disegnato da un computer, ha preso forma sul cilindro di una macchina, non su una forma di stoffa o un manichino. Emilio non ha usato forbici, non ha usato stoffa, non ha usato neppure una macchina da cucire: nel suo staff, peraltro non c’e’ nessuno che sa cucire. Ha invece trasferito una tecnologia sviluppata in dieci anni per vestire le gambe delle donne per realizzare abiti, gonne, magliette, corsetti aderenti. Ci sono voluti dieci anni, e un processo a volte giudicato impossibile. Partendo dal filo, Cavallini disegna un capo sul suo computer e manda il disegno attravesro la macchina programmando pieghe, balze, ruches: tutto quello che la macchina puo’ fare e che l’immaginazione dello stilista puo’ offrire. La collezione presentata a New York, nell’ambito della settimana della moda di Seventh on Sixth, e’ caratterizzata da disegni grafici e geometrici, motivi floreali interrotti, immagini psichedeliche: bianco, blu navy e grigio predominano accanto al bianco e nero degli stampati geometrici e a un tocco di arancio e verde per una pennellata di sorpresa.

Aiutare i giovani e sconosciuti creatori di moda a sviluppare la loro attivita’ a Parigi e contribuire ad una rinascita economica di un quartiere popolare e sensibile, la Goutte d’Or, nel 18/mo arrondissement: In effetti anche gli abitanti sembrano soddisfatti, secondo quanto hanno dichiarato ai giornalisti in occasione dell’ inaugurazione della ‘via della moda’. Il presidente dell’ associazione ‘Createurs Goutte d’Or’, Rafiq Mahiout, spera di riuscire a creare un polo economico di fabbricazione nel quartiere, per offrire lavoro, e potenziare l’iniziativa. Il Comune e’ disposto a trovare altri locali, nelle strade vicine, con la speranza che la Goutte d’Or diventi il punto di riferimento delle giovani promesse.

Home computer

Come mai hai deciso di studiare danza

In effetti non provengo da una famiglia di artisti e non sono un figlio d’arte, ma ho sempre avuto un fortissimo desiderio di ballare. Fin dall’infanzia mi piaceva guardare in TV programmi come “Maratona d’estate” o gli show del sabato sera. Vedendo questa passione i miei genitori mi iscrissero alla scuola di danza di Vercelli. A dodici anni vinsi il concorso per entrare nella Scuola di Ballo del Teatro alla Scala, dove mi sono diplomato nel 1994. Subito dopo sono entrato nella compagnia dello stesso teatro e nel 1996 sono stato nominato primo ballerino “sul campo” per la mia apprezzata interpretazione nel ruolo di Romeo. Dal 1998 sono Resident Guest Artist sempre al Teatro alla Scala.

Come sono stati gli anni della scuola

Devo ammettere che sono stati anni abbastanza difficili per me. Soprattutto mi pesava la lontananza dalla mia famiglia che continuava a vivere a Trino, vicino a Vercelli, mentre io mi trovavo a 12 anni tutto solo in una grande e sconosciuta città come Milano. Per di più avevo pochi contatti con il mondo esterno: vivevo in pensione con un’anziana signora (non vi erano collegi maschili per ragazzini della mia età) ed avevo poco tempo per uscire con gli amici, dato che dopo le lezioni di danza, frequentavo una scuola serale. Fortunatamente le soddisfazioni per il duro lavoro non si sono fatte attendere. Ripensando a quegli anni difficili devo però ammettere che sono stati molto formativi: mi hanno insegnato la disciplina necessaria nella danza.

Nureyev aveva già notato in te grandi qualità, quando ti scelse per il ruolo del giovane Tadzio in “Morte a Venezia” di Britten. Cosa ricordi di quell’incontro

Nureyev era venuto a Milano (fu l’ultima volta che venne alla Scala) per sovrintendere l’allestimento dello Schiaccianoci e si accorse di me durante le prove. Dopo la lezione mi chiese di rimanere e mi fece fare alcuni esercizi supplementari per verificare le mie qualità. Io ero naturalmente molto emozionato di esibirmi davanti ad un tale mito della danza. Purtroppo, non potei partecipare al balletto, poiché la scuola mi negò il permesso.

Come si svolge una tua giornata tipo

Alla Scala si inizia alle dieci con la lezione per riscaldarsi e fare gli esercizi tradizionali. Alle undici e mezza ci sono le prove degli spettacoli in produzione che durano fino alle cinque, salvo una breve pausa pranzo. Quando c’è uno spettacolo serale, le prove terminano alle due del pomeriggio per darci modo di riposare prima dell’impegno serale. In genere danzo dalle sei alle otto ore al giorno. Alla sera mi piace nuotare per sciogliere la tensione dei muscoli, e se ho tempo vado al cinema a rilassarmi.

Che cosa ti hanno insegnato le tue partner

Ho avuto l’occasione di danzare con grandi etoiles, come Carla Fracci, Susan Jaffe, Margaret Illman, Sylvie Guillame. Ballando con una grande partner è semplice entrare nei diversi ruoli, che spesso interpreto per la prima volta. Questo è stato un grande vantaggio per me, sia da un punto di vista tecnico che espressivo.

Qual è il personaggio che preferisci interpretare

Senza dubbio Romeo, per la grande varietà di emozioni che è possibile provare interpretando tale ruolo: l’amore è presente in tutti i suoi aspetti dalla gioia alla tragedia, dall’innamoramento alla passione. Mi piace molto anche il ruolo di Des Grieux in Manon, poiché racconta di passioni che tutti possono provare nella vita. Interpretare un principe puro e senza paura è certo meno emozionante.

Che consiglio potresti dare ai giovani che volessero avvicinarsi alla danza

Non fatelo: è un mondo molto difficile! O almeno frequentate una buona scuola, per avere solide basi classiche. È difficile avere successo e ci sono molti ballerini che non riescono a trovare lavoro. È quindi essenziale essere molto motivati, avere veramente una grande passione e una buona forza di volontà. Anche se vi fanno male le gambe o la schiena non potete andare dal direttore e dire: “stasera non ballerò”. Non è come nelle altre arti: un pittore lavora con i pennelli, un violinista con il suo violino, ma i ballerini devono lavorare con tutto il corpo.

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