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Le troppe anime di un popolo

di Tina Tequila

Tanto piu’ indietro guardi, tanto piu’ avanti potrai vedere. Poi dopo molti anni un intellettuale si sarebbe interrogato sul significato di questa frase di Churchill e nero su bianco avrebbe scritto colpe e responsabilita’.

Indietro, sempre piu’ indietro, il dott. Osman Mohamed Abdirahman, per capire una storia che molti somali avrebbero preferito non ascoltare, per raccontare l’unica verita’ possibile, l’unica che avrebbe permesso alle generazioni future di risparmiarsi il genocidio di una guerra civile, l’unica che avrebbe permesso di comprendere il perche’ una tale tragedia avesse riguardato il suo popolo, tollerante e ospitale in fondo quel popolo malgrado le troppe anime diverse, tollerante e ospitale tutto sommato quel popolo per cui far parte di un clan era sinonimo al massimo di pescatore o cacciatore. Una volta. Quando al potere c’era il presidente Aden Abdulle Oman, un buon capo a conti fatti Oman, che dopo gli anni di dominazione straniera a lui sarebbe riuscito quel che ad altri non sarebbe piu’ stato possibile: tenerle unite tutte quelle anime, unite, sotto lo stesso governo.

Solo che poi, dopo la sconfitta dolce delle presidenziali del ’67 e l’assassinio del Dott. Abdirashid cui sarebbe spettato di guidare il secondo governo, al potere era salito un generale e lo aveva fatto nell’unico modo che i generali conoscono quando decidono di intervenire: attraverso un colpo di stato. Era stato allora che le cose avevano cominciato a mettersi nel modo sbagliato. E i clan che un tempo erano soltanto quattro si erano frantumati in numerosi sotto – clan e a loro volta questi si erano suddivisi in ulteriori micro – clan e gruppi di resistenza avevano cominciato ad organizzarsi qua e la’ per il paese, e il generale Siad – per tutti i vent’anni che il regime lo aveva tenuto al suo posto prima che scappasse in Nigeria nel 1991 – aveva risposto nell’unico modo che i generali conoscono quando decidono che e’ venuto il momento di riportare l’ordine: con le persecuzioni e i massacri. Contro gli Issa soprattutto, ritenuti i maggiori responsabili dell’opposizione al governo centrale.

E anche dopo quando i gruppi armati erano diventati oramai una realta’ con cui fare i conti, riconoscibile al mondo, con quel nome Usc che era l’acronimo di United Somalian Congress, e persino un generale, quel tale Aidid, che contando sul suo passato militare aveva portato la rivolta fin dentro la residenza del Presidente, tanto da costringere Siad Barre a riparare frettolosamente in Nigeria, anche dopo le cose non si erano affatto messe per il meglio, che a Aidid si era contrapposto un altro ribelle, Ali Mahdi, e poi sarebbero arrivati i contingenti di pace e i segretari dell’Onu e i tentativi di arrivare a un accordo, e un’altra guerra ad aggiungersi a quella civile, e la comunita’ internazionale era stata capace di fare ben poco con i suoi militari e con i suoi appelli che sarebbe stata la piu’ grande sconfitta dell’occidente quel non essere stati capaci di riunire le forze belligeranti attorno ad un tavolo, e alla fine sarebbero andati via tutti dalla Somalia, caschi blu, segretari, contingenti, e sarebbe rimasto di nuovo nelle mani del nulla quel popolo tollerante e ospitale per cui una volta fare parte di un clan poteva al massimo essere sinonimo di un modo diverso per guadagnarsi da vivere.

Indietro sempre piu’ indietro il dott. Osman Mohamed Abdirahman mentre la sua gente continuava a ammazzarsi e ovunque erano scontri e siccita’ e fame e stupri di massa, e ai generali sarebbero succeduti i figli e infine quel presidente Abdulkassim Salad Hassan arrivato li’ a cercare di mettere ordine dopo dieci anni, un buon capo tutto sommato il presidente Abdirahman che nulla avrebbe comunque potuto contro i signori della guerra, esiliato anche lui dopo meno di un anno, e l’umanista Osman a interrogarsi, comprendere e disegnare sogni, addirittura una lista per punti su quel messaggio in bottiglia spedito via e – mail e sanare i problemi di vecchia data tra i clan, ristabilire la democrazia, rafforzare la lingua e l’identita’ del suo popolo, addirittura una lista metodica, perche’ la sua gente possa imparare di nuovo a guardare avanti.

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