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di Anna Guaita

NEW YORK – Una nuova generazione di miliardari promette di rilanciare l’epoca d’oro delle esplorazioni. Ma siccome buona parte del globo terrestre è già noto, l’attenzione di questi novelli Amundsen si sta rivolgendo agli abissi marini, a quei canyon profondissimi dove l’occhio umano non è mai arrivato.

Alcuni dei nomi più famosi nel mondo degli affari dei nostri giorni sono impegnati in una specie di gara a chi arriva prima, e la meta è il Challenger Deep, il punto più profondo nella Fossa delle Marianne, nell’Oceano Pacifico. In questa gara informale sono scesi in campo il regista James Cameron, il guru di internet Eric Schmidt, l’imprenditore delle linee aeree Virgin, Richard Branson, e una cooperativa della Florida, la Triton Submarines. Di questo poker di esploratori, solo la cooperativa dichiara apertamente di voler inaugurare un vero turismo degli abissi, mentre i tre miliardari sostengono di voler dare un contributo alla scienza e si dicono stimolati dalla sfida.

Cameron, fresco di successi cinematografici megamilionari, come Titanic, The Abyss, e Avatar, assicura che l’ansia di raggiungere quella gola oceanica dove la temperatura è quasi al punto del congelamento e il buio totale, non è dettata dall’intenzione di fare un seguito di Avatar, ma semmai di filmare un documentario, naturalmente in 3D. Branson dal canto suo ha detto che «l’ultima grande sfida per gli esseri umani è di esplorare le profondità dei nostri oceani». Schmidt, che già finanzia a scopi scientifici due navi di esplorazioni oceaniche, sottolinea la necessità di favorire il progresso dele scienze.

Ognuna delle quattro squadre sta preparando sottomarini in grado di immergersi fino ai 10 mila e 900 metri del Challenger Deep, e resistere all’immensa pressione che la sconfinata massa di acqua effettuerà sullo scafo. I sottomarini sono forniti di impianto di illuminazione, e di cabine in fibra di vetro per l’equipaggio. Ognuno di questi scafi costerà milioni di dollari, per non parlare della spesa di accompagnarli con una nave appoggio.

Il progetto di Branson è forse il più complesso, in quanto l’imprenditore britannico non si sta limitando a finanziare la costruzione del sottomarino, ma anche di una nave disegnata appositamente per la missione. Il suo scafo sottomarino assomiglia a un elegante piccolo aereo. Il capo del progetto, Graham Hawkes, ha spiegato che si poteva anche disegnare una navetta più semplice, ma il progetto intende anche «allargare i confini della scienza». Branson ha già stanziato 17 milioni di dollari per il progetto. Ma ancora non è chiaro quale dei suoi amati progetti verrà prima: se l’immersione nella Fossa delle Marianne, o il primo volo del turismo spaziale, per il quale ha fondato la Virgin Galactic nel 2008. Il sottomarino dovrebbe inabissarsi entro la fine dell’anno. Ma Branson si tiene sulle generali. Dopotutto ha già dovuto cambiare le date del primo volo orbitale per turisti, che doveva avvenire nel 2010, ma ancora non è neanche sulla pista.

Finora, quel poco che sappiamo di Challenger Deep ci è venuto da un’unica immersione compiuta cinquant’anni fa dalla Marina Usa: il batiscafo Trieste, con a bordo Don Walsh e Jacques Piccard arrivò sul fondo, ma potè fermarsi solo pochi minuti perché un vetro si era incrinato. E la melma sollevata dall’imbarcazione era così fitta che i due uomini non riuscirono a vedere nulla.

Giovedì 04 Agosto 2011 – 21:08 Ultimo aggiornamento: Sabato 06 Agosto – 10:23

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