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Le condizioni della creatività

Che cosa significa essere creativi? Quali caratteristiche predominanti caratterizzano il soggetto creativo? La psicologia ha studiato le condizioni che favoriscono questa privilegiata forma di espressione, che sintetizziamo in questa breve riflessione.

Gran parte del mondo civilizzato è caratterizzato dalla secondarietà, da un insieme di convenzioni e adattamenti imposti dall’Io sociale a cui l’uomo si uniforma in modo quasi automatico senza tenere conto delle esigenze e delle aspirazioni più intime del suo Io individuale.

Alcuni preferiscono la via solitaria, autonoma, anticonformista come quella scelta dall’uomo del sottosuolo a cui fa riferimento Aldo Carotenuto (noto psichiatra e psicologo dell’era contemporanea) citando il famoso romanzo di Dostojewsky.

Gli uomini d’arte, i musicisti, i pittori, i creativi, i poeti, non sottopongono le loro scelte al vaglio critico del solo processo secondario, ma permettono all’’energia psichica di fluire liberamente. In questo modo sono in grado di creare un nuovo rapporto d’azione con il mondo esterno attraverso il processo terziario o “sintesi magica” di cui parla lo psichiatra italo americano Silvano Arieti. Questa più armonico modo di avvertire e rielaborare gli stimoli esterni è un compromesso fra la primarietà degli atteggiamenti propri dell’età infantile e la razionalità secondaria della concezione dell’adulto. E’ l’interazione armoniosa fra i due processi che crea momenti di espressione feconda e vere opere creative.

Ecco quindi che la creatività diventa espressione di un mondo popolato di immagini (paleologiche e primitive) che sorgono spontanee attraverso associazioni, appercezioni, l’attività del libero pensiero. Queste immagini, queste sensazioni olistiche, questi stati impalpabili, definiti da Arieti endocetti, molto raramente assumono la forma di concetti, ma favoriscono l’illuminazione e l’intuizione, fanno si che questa si manifesti spontanea al livello della coscienza.

La creatività perciò ha bisogno dell’insorgere libero delle immagini arcaiche (le stesse che il bambino con molta facilità crea nei suoi giochi infantili) date dal libero pensiero, ma vi sono altre condizioni affinchè la creatività possa essere tale fino in fondo.

L’inattività è una di queste. Il non far niente – non inteso come ozio, ma come momento di rigenerante riposo e di astrazione dalla realtà quotidiana – per certi periodi, favorisce l’insorgere delle immagini e può portare ad una sintesi creativa.

La capacità di stare da solo, – come afferma il dott. Roberto Travaglini nel suo libro “Progettare la creatività” – in uno spazio isolato dal continuo bombardamento degli stimoli uniformanti della società – è un’altra caratteristica importante per la creatività. Solitudine perciò volontaria per brevi periodi, come capacità di stare con se stessi per guardarsi dentro e parlare con la voce interiore che dimora in ciascuno di noi. Non certo solitudine come isolamento dal mondo o esclusione dalla società.

Quest’ultima tendenza manifesta sindromi di nevrosi, piuttosto che condizioni favorevoli per il processo creativo.

Molti poeti, scrittori, artisti, stavano in solitudine alla ricerca del momento fecondo, dello stato nascente come lo chiama Alberoni. Condizioni indispensabili per far si che la scintilla dell’illuminazione possa nascere e dar luogo ad opere di grande spessore.

Vi siete mai chiesti perché gli artisti, i musicisti, i pittori, spesso hanno un atteggiamento che esce dai canoni dell’uomo medio? Sono persone particolari, stravaganti, sui generis, perché riescono a creare quelle immagini arcaiche proprie dell’età infantile che poi trasformano in opere d’arte, di cultura, di letteratura, di poesia.

Un’altra condizione indispensabile per la creatività è costituita dalla capacità di sognare ad occhi aperti. “Chi fantastica – scrive ancora Travaglini – è indotto a pescare in se stesso elementi originali rispetto alle convenienze sociali”.

Anche la vivacità e la disciplina costituiscono un elemento importante per il processo creativo. Arieti afferma che la creatività è ” ispirazione al 10% e sudorazione al 90%”.

Senza un metodo non è possibile dare vita ad autentiche opere creative.

Ed infine, anche ricordare e rivivere interiormente i conflitti traumatici del passato è una condizione da non trascurare.

Alla base della creatività perciò c’è la capacità di ritornare bambini e rivivere quel mondo popolato di immagini fantasmatiche che ci erano così familiari quando eravamo piccini. Tutti coloro che creano fanno rivivere senza sosta il puer (il bambino) che c’è in loro e che purtroppo a causa della razionalità (secondarietà) del mondo civilizzato contemporaneo è stato sepolto a vantaggio di etichette, norme, convenzioni che il più delle volte sono la mortificazione della libera espressione e della spontaneità.

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