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Alcune settimane fa tornavo con altre quattro persone da Noale, alla guida era un mio amico. Strada semideserta. Davanti alla sede dei carabinieri di Pionca siamo stati fermati per un controllo. Andavamo piano, nei limiti. Con il loro sguardo più severo, i due hanno chiesto patente e libretto al mio amico e li hanno esaminati per bene, per poi restituirglieli.

Niente alcol test, eravamo tutti palesemente sobri. Pensavamo di poter ripartire quando il carabiniere più anziano ha voluto rivedere il libretto. L’ha esaminato con perizia, da cima a fondo. Poi ci ha ordinato di scendere dalla macchina e ha preteso i documenti di tutti; quindi ha sentenziato: “Sei in contravvenzione! In auto ci sono cinque persone e qui c’è scritto che la macchina è omologata per quattro”. “Non lo sapevo…” “Era difficile saperlo, per accorgersene bisogna guardare nel libretto. Sono 78 euro e un punto in meno”.

Quindi il carabiniere ha dettato all’altro la multa (uno solo per questo lavoro non bastava). Il procedimento non si è interrotto all’arrivo di un motorino veloce e rumorosissimo, che hanno redarguito ma non hanno ritenuto opportuno multare. Dopo una mezzora di permanenza, ci hanno permesso di tornare a casa.

Ma non è finita qui. Salutati gli altri, ho preso la mia macchina. Avrei voluto fare benzina, ma non ho potuto perché davanti al primo distributore c’erano le prostitute coi magnaccia (zona stazione di Padova); quando ho cercato di fermarmi ad un altro (zona Sacro Cuore) si sono immediatamente avvicinati dei personaggi poco rassicuranti. Pazienza, non ero ancora in riserva. Ho raggiunto la mia abitazione a san Bellino. Giunta davanti a casa alle due di notte, dovevo scendere dalla macchina per aprire il cancello; mentre mi accingevo a farlo, ho notato che un uomo in bicicletta si fermava e mi fissava. Mi sono spaventata e ho aspettato qualche decina di secondi: non se ne andava. Non me la sono sentita di scendere e ho fatto il giro del quartiere in auto.

Quando sono tornata davanti a casa, ho visto addirittura tre figure maschili che guardavano fisso verso di me. Erano piuttosto lontane, quindi seppure col cuore in gola sono uscita dall’auto e ho aperto il cancello: non potevo certo passare la notte fuori.

I tre uomini si sono avvicinati e hanno cominciato a osservare la mia auto dal giardinetto che circonda il mio condominio. Spaventata, ho chiamato il 113: mi ha risposto un poliziotto molto gentile. Gli ho chiesto se era possibile pattugliare un po’ di più la zona, che da un paio di mesi a questa parte è diventata sempre più pericolosa. Gli ho raccontato che abbiamo paura ad uscire col buio, che per due volte degli sconosciuti si sono introdotti chissà come nel palazzo e hanno fatto la pipì nell’androne, che probabilmente c’è un giro di droga nei giardinetti.

Gentilmente, il poliziotto mi ha spiegato che purtroppo non ci sono abbastanza uomini per pattugliare bene il quartiere. Mi ha consigliato di fare un esposto in questura: così facendo, è possibile che tra qualche mese venga mandata una pattuglia in più. Poi, è gentilmente rimasto in linea finché io correvo dall’auto al portone. Non sono ironica, è stato veramente disponibile e ha fatto il poco che poteva; ma temo che il sostegno morale non mi sarebbe stato sufficiente, in caso di stupro.

Conclusioni: erano necessari due carabinieri per sorvegliare una strada vuota e trattenere inutilmente per mezzora cinque persone che non arrecavano alcun danno a loro stesse e alla comunità, visto che osservavano i limiti, non erano in stato di ebbrezza e conducevano una guida assolutamente normale e tranquilla, ma quando c’è bisogno della polizia per garantire ai cittadini un po’ di tranquillità non ci sono i mezzi.

Bene. L’importante è saperlo.

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