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di Monica Andolfatto

VENEZIA – Nel tessere la tela su cui si sviluppa l’appaltopoli in salsa nostrana, il geometra Domenico Ragno, classe 1954, pugliese di origine, ma ormai veneziano d’adozione con casa a Meolo, riveste un ruolo definito di “primazia”. In svariate occasioni è lui che “aggancia” quello che sarà il futuro corruttore. Risulta anche dalle dichiarazioni dell’imprenditore Alessandro Gambaro. Il sandonatese racconta così la sua affiliazione al cartello delle ditte che in Provincia godevano di una corsia preferenziale nell’affidamento delle opere. La conoscenza fra i due avviene mentre Gambaro sta eseguendo in subappalto dei lavori concernenti il liceo “Montale” di San Donà affidati alla Boato Costruzioni: «Ragno mi disse che nei giorni successivi avrei ricevuto un’assegnazione di altra gara che sarebbe arrivata per posta all’indirizzo della mia azienda. Preciso che si trattava della gara per il rifacimento dei bagni della caserma dei Vigili del fuoco di Portogruaro. In relazione a tale gara io non avevo presentato alcuna offerta. Iniziò così il mio rapporto con il geometra Ragno e con la Provincia di Venezia».

IL CAPPIO – Un rapporto stabile e duraturo che nel tempo si trasforma in una sorta di cappio al collo per le continue richieste di “extra” da parte del tecnico. Tanto da spingere Gambaro, convocato dalla Guardia di Finanza nell’ambito delle indagini che stavano stringendo il cerchio attorno alla “cricca”, quasi a uno sfogo liberatorio. Non ce la fa più a sostenere le pretese del geometra e se ne lamenta anche con il diretto superiore di Ragno, ovvero l’ingegner Claudio Carlon, che gli promette un intervento moderatore evidentemente non andato a a buon fine. Gambaro spiega agli investigatori che le richieste di prestazioni, favori, e regalie sono diventate da ultimi insostenibili, troppo vincolanti, troppo onerose e persino moralmente sconvenienti: «Ero costretto a fare anche da autista, a pagare sistematicamente i pranzi a Ragno e ai suoi collaboratori. Per i lavori svolti a Meolo non ha neppure fatto il gesto di pagarmi i costi vivi delle opere eseguite».

FUORI DAL GIRO – E quando si ribella, rifiutandosi di pagare la “mazzetta” del 3% sugli importi ricevuti dalla Provincia, viene di fatto estromesso dal “giro”. «Non sono stato più chiamato né come componente del Consorzio né come singolo imprenditore a svolgere lavori per l’Ente pubblico. Desidero ribadire che quando Spolador mi invitò a versare il 3% precisò che erano somme che servivano per far ottenere al Consorzio i lavori banditi dalla Provincia». Il Consorzio cui fa riferimento Gambaro è il Tecnoedil, quello composto dalle 17 imprese “di fiducia”, all’interno del quale Rino Spolador, titolare della Rg Impianti di Salzano, è il punto di riferimento, una sorta di deus ex machina che regola e gestisce i collegamenti interni ai i soci e fra questi e i funzionari corrotti di Ca’ Corner. Interessante anche il fatto che la precisazione fatta da Spolador circa la causale del 3% avvenga verso la fine del 2009, quando Gambaro era già stato “ascoltato” dalle Fiamme Gialle.

I BENEFIT – È sempre Ragno «molti anni fa, circa quindici» ad avvicinare Mario Pacella, titolare dell’omonima impresa di costruzioni di Jesolo, chiedendogli di restaurare il suo appartamento e di fare la ripassatura del tetto del condominio a Meolo: «Per le parti condominiali, da parte dei condomini, sono stato pagato tramite Ragno. Ma non fui pagato della sua quota e dell’appartamento». E Pacella aggiunge: «Lavorando con la Provincia speravo in qualche modo che avrei recuperato il dovuto. Tali lavori comunque non furono mai fatturati». Poi la chiamata in correo anche di Carlon. Riferendosi a entrambi i funzionari con incarichi apicali a Ca’ Corner nel Settore Edilizia, Pacella spiega: «Costoro in sostanza hanno ricevuto regalìe di vario genere nell’ambito della loro attività istituzionale. Sospetto che altri imprenditori loro amici abbiano dato molto di più del sottoscritto, perché quando ho realizzato che si stava esagerando ho ritenuto di voler denunziare i fatti».

LAVORI IN CASA – Pacella sostiene i costi dei lavori di ristrutturazione, ampliamento, rifacitura tetto, tettoie per i parcheggi, marciapiedi, caminetti, bagni, garage, nella villa di Budoia che Carlon ha ereditato dai genitori. È il 2004. Ma nella residenza interverrà anche nel 2005, nel 2006, nel 2007, nel 2008 e nel 2009. «A fronte dei lavori ho emesso varie fatture. La richiesta iniziale di Carlon era che avrei incassato assegni e restituito la somma in contanti defalcato dall’Iva. In sostanza ho restituito in contanti a Carlon, nelle sue mani, nel suo ufficio poco più di quarantamila euro. Successivamente ho interrotto le fatturazioni in quanto i miei rapporti con Carlon si inasprirono».

IL SALDO TARDIVO – Nell’aprile 2010 l’inattesa convocazione di Carlon a Budoia di Pacella col figlio Massimo. Il dirigente da alcuni mesi è andato in pensione. È sabato. Il motivo? Vuole sistemare la contabilità dei lavori svolti negli anni precedenti. «Sono rimasto sorpreso – ammette Pacella – anche perché in precedenza non era assolutamente sua intenzione pagarmi, tanto che una fattura emessa nel 2008 era stata stornata perché non pagata. È evidente che ero condiscendente a fare tali opere private a titolo gratuito per non essere totalmente estromesso dalla concessione dei lavori provinciali». Un “ravvedimento” tardivo quello di Carlon che avviene quando l’ex dirigente ha già appreso di essere nel mirino delle Fiamme Gialle – la notifica della proroga indagini risale a due mesi prima – e sa che Pacella ha svuotato il sacco: lo dice chiaramente nella telefonata intercettata dai militari il due febbraio.

IL TANDEM – Carlon-Ragno, un tandem collaudato. Quando Pacella si rifiuta di corrispondere diecimila euro a Ragno per assicurarsi la ristrutturazione della caserma dei pompieri di Portogruaro e dell’Itis di San Donà di cui ha regolarmente vinto la gara, il 29 settembre 2009 Carlon al telefono gli spiega: «Va bene Mario … purtroppo adesso le regole le fa chi paga». E così Pacella paga per non essere cacciato via: in contanti, in piccole tranche da mille e duemila euro consegnati sia presso i cantieri che negli uffici provinciali di terraferma in via Hermada a Mestre.

Sabato 05 Febbraio 2011 – 23:34 Ultimo aggiornamento: Lunedì 07 Febbraio – 02:03

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