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di Roberto Ortolan

TREVISO – È sempre più forte il sospetto che a Treviso esista un “clan di pedofili”, pronto ad adescare ragazzine e ragazzini per ottenere prestazioni sessuali e soddisfare le proprie manie sessuali da orchi. È quanto emerge dall’inchiesta della Polizia Trevigiana, coordinata dal commissario Roberto Della Rocca e dal pm veneziano Giovanni Zorzi, che ha portato all’arresto del gioielliere Mario Riccardo Caccavale, 67 anni, di Treviso, e dell’amministratore dell’azienda di elettronica Rt Sistem Ennio Costa, 65 anni, originario di Trichiana e attualmente agli arresti domiciliari a Trevignano. Lo dicono a denti stretti gli inquirenti della Polizia, ma hanno la chiara sensazione che Costa e Caccavale rappresentino la punta di un iceberg. In tanti, se non proprio complici, avrebbero saputo e tollerato le abitudini sessuali “estreme” dei due commercianti.

I MINORI – Distinte le ragnatele tese dai due presunti orchi Caccavale e Costa che non avevano per obiettivo solo ragazzine e ragazzini stranieri. Approcci sarebbero stati riservati anche a minorenni italiani (almeno due femminucce e un 15enne). Otto le denunce formalizzate, alle quali si devono aggiungere dodici segnalazioni. Scoperti anche dieci tentativi di “adescare” minori con la lusinga o la promessa di piccole somme di denaro. Ma secondo la Polizia, che ha scoperchiato atti sessuali con minorenni a partire dal 2007, le baby vittime potrebbero essere molte di più. L’appello? «Fatevi coraggio e venite a denunciare.

CACCIA AI COMPLICI – Per questo gli inquirenti stanno interrogando nuovamente i ragazzini e controllando i traffici di sms sui cellulari dei due presunti orchi e delle vittime. L’obiettivo? Identificare tutta una serie di persone che si muovono in una zona grigia e che, pur sapendo quanto accadeva in centro a Treviso, hanno taciuto, probabilmente per il proprio tornaconto. Ora toccherà agli inquirenti capire quando sia profonda la presenza e quanto abbia attecchito il presunto “clan di pedofili” che abitualmente cerca lusingare bambini e bambine, per convincerli a fare sesso. Sono loro l’obiettivo al quale puntano i poliziotti della Mobile, che vogliono smascherarli.

PEDOPORNOGRAFIA – «Non ci sono né immagini né foto dei due indagati con minorenni né altro materiale pedopornografico», lo ha chiarito ieri il commissario Della Rocca. Il computer di Caccavale, sequestrato a luglio non conteneva file proibiti. Nell’abitazione di Caorle del gioielliere non ci sono mai stati incontri sessuali con minorenni né sono stati trovati prove utili all’inchiesta.

GADGET EROTICI – Diverso il risultato della perquisizione nella casa di Costa. I poliziotti, oltre a un filmato nel quale il commerciante si “esibiva” in pratiche sessuali estreme con adulti (perciò penalmente irrilevante, ndr), hanno anche trovato e sequestrato quella che è stata definita una “cassetta con gli attrezzi del mestiere”. Si tratterebbe di gadget erotici che si possono trovare in un qualsiasi sexy shop ma che hanno avuto un peso determinante per l’inchiesta sugli abusi patiti da una ragazzina straniera.

PISTA PADOVANA – Il filmato trovato a casa di Costa ha portato a una perquisizione a Padova, dove a casa di un 49enne, patito di ogni tipo di sesso “spericolato”, sono stati sequestrati un migliaio di filmati hard amatoriali (48 cassette, 880 dvd e 110 cd) in alcuni dei quali compariva anche Costa. Però nessuna immagine pedopornografica penalmente rilevante.

ACCUSE A CACCAVALE – Al gioielliere gli inquirenti contestano undici distinte condotte fuorilegge: tre riconducibili alla violenza sessuale, otto all’induzione della prostituzione minorile. A una dodicenne – per l’accusa – avrebbe dato dai cinque ai 10 euro per toccarle le gambe e il sedere, nonché per abbracciarla e baciarla. Alla stessa avrebbe anche promesso cento euro: «Se vieni a trovarmi a casa da solo». Avrebbe inoltre costretto una 17enne a farsi baciare sulla bocca. Cosa che avrebbe cercato di fare con un minore. Mentre un altro l’avrebbe pagato, riuscendo a toccarlo e a farsi accarezzare. In otto casi avrebbe lusingato, con denaro e altre promesse di gadget alla moda, ragazzini e ragazzine (alcuni oggi sono maggiorenni, ndr) per indurli a compiere atti sessuali.

L’ACCUSA A COSTA – Agghiacciante e disgustosa: regalandole 150 euro – per l’accusa – avrebbe indotto una 13enne a compiere atti sessuali estremi, utilizzando anche gadget hard e pratiche sadomaso. Avrebbe anche più volte pagato la stessa 13enne dai 60 ai 70 euro per convincerla ad avere rapporti sessuali completi. Proposito non riuscito perché la ragazzina, intascato il denaro, non si presento mai agli appuntamenti.

IN CARCERE – Il giudice ha ritenuto idonea la misura cautelare in carcere del gioielliere, nonostante fosse incensurato, non tanto perché avrebbe potuto “circuire” altre bambine né perché socialmente pericoloso, ma perché, dopo la perquisizione di luglio 2011, aveva contattato le baby vittime degli abusi sessuali per convincerle a dire bugie e di conseguenza a inquinare le prove. Le attenzioni sessuali nei confronti dei minori, pur non rientrando nella pedofilia in senso stretto, farebbero pensare che Caccavale – per il giudice – è vittima di una sindrome patologica definita “efebofilia” (attrazione verso non adulti).

AI DOMICILIARI – Sebbene dedito a pratiche sessuali estreme e riprovevoli (nonché responsabile di un abuso gravissimo su una 13enne) Costa, secondo il giudice, non avrebbe rappresentato un serio pericolo per altri bambini o bambine. Sebbene “malato di sesso” il commerciante d’elettronica non avrebbe inoltre tentato in alcun modo di inquinare le prove. Determinante il fatto che il 65enne di Trevignano, a parte quell’unico episodio di violenza sessuale su una 13enne, non avesse mai dimostrato perversioni patologiche nei confronti del sesso con bambini.

Domenica 20 Novembre 2011 – 16:18 Ultimo aggiornamento: Lunedì 21 Novembre – 19:20

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