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Autovetture per disabili

….. presentato “una dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà mendace”.

La norma suindicata stabilisce che l’aliquota agevolata è applicata a veicoli “adattati ad invalidi per ridotte o impedite capacità motorie”.

Detti invalidi possono acquistare altro veicolo ad aliquota Iva ridotta quando siano trascorsi quattro anni dal primo acquisto ovvero se nel corso del quadriennio “risulti dal Pubblico Registro Automobilistico che il veicolo acquistato o importato sia stato cancellato da detto Registro per “distruzione, demolizione o definitiva esportazione all’estero” (art. 103 d. l. 30.04.92 n. 285).

Parte ricorrente ha invece applicato l’aliquota agevolata in relazione ad un autoveicolo che, nel corso del quadriennio, è stato rubato al proprietario “invalido” e, pertanto, il veicolo non era stato cancellato dal P.R.A.: il furto era avvenuto in data 22.11.1993 (tre anni prima del nuovo acquisto) ed era stato denunciato sia ai Carabinieri (il 23.11.93) che al P.R.A. (il 15.12.93).

Si solleva eccezione di illegittimità costituzionale dell’art. 1, comma 2°, della L. 09.04.86 n. 97 “laddove discrimina l’ipotesi di cancellazione dal P.R.A.” (unica fattispecie normativamente disciplinata) da quella di “perdita di possesso a seguito di furto, senza ritrovamento dell’autovettura” in presenza delle medesime condizioni soggettive (invalido titolare di patente F) ed oggettive (sopravvenuta indisponibilità permanente dell’autovettura).

Si rileva il contrasto della norma “de qua” con l’art. 3 e con l’art. 32 della Costituzione in quanto, da un canto, detta norma non rimuove in maniera piena gli ostacoli di ordine sociale limitatrici della libertà del cittadino “invalido” ed impedisce il pieno sviluppo della “persona umana” e, da altro canto, non è tutelato il diritto alla sua salute, quale fondamentale diritto dell’individuo.

La tesi non è priva di pregio ma il Collegio ritiene che non debba investire della controversia la Corte costituzionale in quanto la stessa può essere decisa operando la interpretazione della norma secondo il dettato dell’art. 12 delle “disposizioni sulla legge in generale”.

La Corte di Cassazione (Cass. 26.01.71 n. 179 e 10.02.71 n. 339), decidendo in tema di applicazione di detto art. 12, ha stabilito il principio che per le norme che prevedono esenzioni e benefici fiscali è ammissibile l’interpretazione estensiva richiamandosi ai “principi generali dell’ordinamento giuridico dello Stato”, quali, certamente, nel caso di specie, sono da ritenersi quelli contenuti negli art. 3 e 32 della Costituzione.

Orbene, il legislatore nel dettare la norma in esame ha inteso tutelare l’interessa del cittadino “invalido” e nel contempo evitare che venissero acquistati “abusivamente” automezzi ad IVA agevolata e, pertanto, ha indicato, a questo fine, uno strumento certo, identificandolo nella cancellazione del veicolo dal P.R.A.

Se questa è la “ratio” della norma se ne può fare della stessa l’interpretazione estensiva applicandola ai casi in cui si tutelai l’interesse del cittadino “invalido” e sia certo che non venga consumato “un abuso” nella misura in cui, in concreto, il veicolo è da ritenersi rientrare nelle ipotesi di cui al citato art. 103 in quanto, sottratto molto tempo prima del nuovo acquisto (nella fattispecie tre anni prima), è da valutarsi come “distrutto, demolito o esportato”, dovendosi ritenere certa la sua natura di “bene irrecuperabile”.

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