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Nuove stampanti Epson ink-jet

autore-compositore iscritto alla Siae dal 1946

ed attualmente – a seguito di elezioni – commissario della Sezione Musica.

E stato l unico promotore della valorizzazione della categoria degli iscritti per il governo della SIAE che era detenuto solo dai soci.

A seguito di un lungo contenzioso giudiziario da lui promosso e durato oltre 20 anni il Consiglio di Stato, con la storica sentenza n. 97/92, ha sancito il principio della equiparazione degli iscritti ai soci ai fini dell elettorato attivo e passivo per la nomina dei componenti degli organi del Sodalizio.

********************** Con grande soddisfazione apprendo l’intenzione del nuovo Direttore Generale, dott. Francesco Chirichigno, di procedere “in tempi rapidi alla trasformazione della SIAE in società di diritto privato”(v. Il sole 24-ore 1.VI.98, p.2 “Nuova SIAE, servizi d’autore”), avendo da oltre un anno espresso, in tutte le sedi, considerazioni analoghe, giungendo – proprio per corroborare le mie tesi – all’autosospensione dall’incarico di Commissario della sezione Musica della SIAE. Solo la privatizzazione formale, legata ad un’apertura alla concorrenza dei privati, superando l’anacronistico monopolio legale sancito nel 1941 (art.180 legge n.633/41), può infatti rendere effettivamente competitivo un settore ove agli “azionisti” (i titolari dei diritti dell’ingegno), così definiti dal dottor Chirichigno, attualmente non sempre è riconosciuto un adeguato quanto efficiente supporto. La SIAE dopo decenni di torpore, deve valorizzare la propria imprenditorialità offrendo un’attività di intermediazione capillare, continua e trasparente. Solo così sarà possibile non solo soddisfare i destinatari naturali delle attività della Siae (gli autori ed editori), ma attrarre anche altri soggetti pubblici e privati affinchè siano espletate dalla Società ulteriori attività di riscossione. Per fare ciò è necessario che la Siae eserciti in pieno tutti i propri poteri essendo inaccettabile che in oltre 50 anni di vita l’ente abbia provveduto solo in rarissime occasioni alla radiazione dei soggetti che abbiano violato le norme disciplinari. Per coloro che lucrano sulla difficoltà dei controlli per accaparrarsi risorse altrui, la privatizzazione dell’ente deve segnare il capolinea dell’appartenenza al glorioso sodalizio. Chi lucra sul diritto d’autore reca un grave danno alla cultura e allo spettacolo, essendo inaccettabile che autori di successo non percepiscano alcun introito, mentre autori assolutamente sconosciuti incassino compensi milionari.

Il possesso di specifiche conoscenze ed esperienze che attualmente consentono all’ente di svolgere in modo proficuo i propri compiti, pone lo stesso in una condizione di ampio vantaggio su qualsiasi concorrente, cosicchè snellendo la struttura ed applicando – come il dottor Chirichigno sembra intenzionato a realizzare – principi manageriali nella gestione del personale, evitando assunzioni clientelari, in quota ai partiti o ai grandi editori, sarà possibile aumentare la reddittività dell’intermediazione, abbattendo i costi fissi. L’adozione di una forma giuridica societaria consentirà anche di valutare l’opportunità di continuare a corrispondere stipendi faraonici (superiori a quelli di qualsiasi Autorità amministrativa statale o giurisdizionale) a dirigenti con funzioni e responsabilità limitate. Questi ed altri rimedi ho suggerito al fine di poter, in avvenire, riuscire a riequilibrare la gestione economica della Siae

(osservazioni sul bilancio d esercizio 1997, approvato a maggioranza con mia astensione: Assemblea delle Commissioni di Sezione del 28 maggio 1998).

Pronto a fornire la mia esperienza autorale cinquantennale all’interno della Siae al dottor Chirichigno, ribadisco la mia totale adesione al progetto di privatizzazione, perchè tutti gli autori e gli editori siano i protagonosti dell’attività di intermediazione e non dei semplici questuanti.

Da ultimo lancio anche al dottor Chirichigno la stessa sfida avanzata al Presidente del Sodalizio, Dott. Luciano Villevieille Bideri: perchè non cogliere l’occasione della privatizzazione della SIAE per dare corpo ai principi sanciti dal Consiglio di Stato nella “storica” sentenza n.97/92, rimasti a tutt’oggi clamorosamente disattesi?

Renato Recca

Sistema musicale SoundTouch Wi-Fi portatile

Informazioni su ElectroForce Systems Group

ElectroForce Systems Group di Bose Corporation fornisce apparecchiature di test dei materiali a istituti di ricerca, università, aziende produttrici di dispositivi medicali e società di ingegneria in tutto il mondo.

Per Bose è anche una nuova avventura che, basata sui suoi quarant’anni di esperienza nel settore dell’innovazione audio, si propone di andare ben oltre.

La storia

Molto tempo prima di imbarcarsi in questa avventura, gli ingegneri Bose avevano sviluppato uno speciale motore lineare a magnete mobile destinato a essere utilizzato in un diffusore sperimentale. Bose ha brevettato quel motore lineare, intravvedendone il potenziale in settori diversi da quello audio.

Nel 1999 Bose ha iniziato a fornire il motore lineare e i relativi componenti a EnduraTEC Systems Corporation, che si era accorta dell’utilità di questi elementi nel ramo aziendale che si occupava di test dei materiali. Cinque anni dopo, Bose ha acquisito le attività dell’azienda relative allo sviluppo, alla fabbricazione e alla vendita di apparecchiature di test dei materiali. EnduraTEC ha cambiato il suo nome in ElectroForce Systems Group.

La tecnologia

ElectroForce Systems Group si sta facendo strada nel campo degli strumenti di test. Grazie al motore lineare Bose l’attività aziendale ha toccato un livello completamente nuovo.

Il motore lineare ElectroForce costituisce un’alternativa rivoluzionaria ai tradizionali sistemi di test in virtù del suo design semplice e durevole basato su magnete mobile. Utilizza una sospensione flessibile priva di attrito in grado di garantire una fedeltà e una precisione eccezionali. Di conseguenza gli strumenti di test ElectroForce® definiscono un nuovo standard in materia di performance ed elegante semplicità riunite in un unico sistema di test.

Il futuro

Le aziende biomedicali e le società di ingegneria sono in rapida crescita, così come le loro esigenze, sempre più impegnative. Bose ElectroForce Systems Group è determinata a svolgere un ruolo chiave in questa importante comunità – un’estensione logica del costante impegno di Bose nei confronti della ricerca e dell’innovazione.

Vi invitiamo a esplorare la nostra sempre più ampia gamma di prodotti e a condividere con noi questo nuovo entusiasmante cammino. Per ulteriori informazioni potete visitare il sito Web www.bose-electroforce.com.

Ricerca sui materiali e sviluppo di prodotti

I materiali avanzati quali le tecnoplastiche e i nanocompositi vengono sempre più utilizzati nel settore automobilistico, microelettronico e dei beni di consumo. Gli strumenti di test ElectroForce® offrono un’alternativa rivoluzionaria per la ricerca sui materiali grazie al loro design basato su magnete mobile privo di attrito semplice e durevole. Si tratta di un nuovo standard in materia di prestazioni, semplicità ad eleganza per la ricerca e lo sviluppo di materiali.

Ricerca e sviluppo nel campo dei dispositivi cardiovascolari

ElectroForce Systems Group fornisce strumenti di test per applicazioni legate allo sviluppo di prodotti cardiovascolari, tra cui valvole cardiache, stent e tecnologie di pacing. Lo strumento di test per lo stent ricoperto ElectroForce®, ad esempio, viene utilizzato da aziende leader nel settore dei dispositivi medicali per l’eccezionale durata degli stent. Lo strumento fornisce dati accelerati sulle prestazioni equivalenti a 10 anni di vita per la certificazione della Food and Drug Administration (FDA) ed è di conseguenza diventato la soluzione preferita dalle società produttrici di apparecchiature mediche.

Biomateriali e caratterizzazione dei tessuti

I nuovi materiali stanno aprendo la strada alla prossima generazione di dispositivi medicali progettati per migliorare la qualità della vita per i pazienti. Gli strumenti di test ElectroForce® consentono ai ricercatori di definire le proprietà dei materiali in condizioni molto diverse. Grazie alle loro prestazioni avanzate e all’imballaggio pulito per i laboratori biomedici, questi nuovi strumenti sono stati accolti favorevolmente dai ricercatori nel settore dei biomateriali di tutto il mondo.

Ingegneria dei tessuti

Quello dell’ingegneria dei tessuti è un campo in rapida evoluzione che risolve problemi medici utilizzando cellule viventi per la progettazione di tessuti sostitutivi. Gli strumenti di test ElectroForce® BioDynamic™ definiscono le proprietà dei tessuti fornendo al contempo un condizionamento meccanico che imita le condizioni fisiologiche del corpo umano, consentendo ai ricercatori di identificare più rapidamente i fattori di importanza critica necessari per lo sviluppo di un particolare tessuto.

Diffusori 301® Direct/Reflecting®

di Fabrizio Rizzi

ROMA – «Cercate di inventare meno favole». Silvio Berlusconi, al voto finale della manovra, a Montecitorio, trova il tempo per qualche battuta. E’ scuro in volto e fila via veloce per un Consiglio dei ministri sul quale hanno gravato i sospetti di un blitz per varare una stretta per decreto sulle intercettazioni e frenare così la valanga di conversazioni del caso Tarantini-Lavitola che sta scuotendo la maggioranza. Non se ne farà nulla, passa invece un provvedimento che rende urgenti le riforme istituzionali a partire dal popolare taglio dei parlamentari.

Ma quel piano di far passare un decreto nel Consiglio dei ministri serale, Berlusconi lo aveva in mente da giorni. Perché, come ha rilevato durante lo stesso Consiglio, «l’87 per cento degli italiani è intercettato e vuole che si faccia immediatamente una legge». Ne avrebbe parlato, in tarda mattinata, con il capo dello Stato, da cui avrebbe ricevuto una stroncatura: già in diverse occasioni, del resto, il Colle ha bloccato decreti sullo stesso identico argomento con fermezza, Costituzione alla mano. Al termine del colloquio al Quirinale il premier ha convocato il Guardasigilli, Francesco Nitto Palma. Poi ha allertato la Lega. Il requisito dell’urgenza, avrebbe spiegato, è dato dalle conseguenze che potrebbe subire il Paese già attraversata dalla difficile congiuntura economica, se venissero pubblicate altre conversazioni delicate che lo riguardano.

Il presidente del Consiglio non ha ancora deciso se si presenterà o meno ai pm di Napoli. Contatti con i legali e il Procuratore capo di Napoli, Giovandomenico Lepore, ci sono stati anche ieri, per tutto il giorno. Ma ben difficilmente il Cavaliere scioglierà il nodo, anche se i suoi fedelissimi dicono che lui non vorrebbe farsi incastrare in un atto istruttorio. L’avvocato Niccolò Ghedini ha precisato che nulla è ancora deciso e la scelta deve essere «correlata dagli atteggiamenti della Procura stessa». Il timore di cadere in trappoloni e agguati giudiziari è forte nell’entourage. C’è soprattutto il rischio, fanno presente i legali, che se i magistrati ravvisassero che il premier rende una falsa testimonianza, potrebbero chiederne l’arresto in flagranza, reato che è fuori dai parametri dell’immunità parlamentare. Dure le opposizioni. Pier Ferdinando Casini, leader Udc, incalza: «Il presidente del Consiglio, se i magistrati lo chiamano, ha il dovere di andare».

Arrivato alla Camera, in tarda mattinata, per il voto di fiducia, il Cavaliere si è sfogato con un gruppo di deputati e deputate, lamentando la persecuzione dei magistrati attraverso le intercettazioni. «Ci sono pm che continuano a usare la giustizia a fini politici. E’ un problema che riguarda tutti, anche l’opposizione. Perché se oggi colpiscono me, domani potrebbe toccare a uno di loro». Avrebbe spiegato poi di avere aiutato solo una famiglia in difficoltà economica, quella di Tarantini, malgrado sia stato lasciato «senza contanti» dalla sentenza di un tribunale di Milano: ennesimo riferimento alla sentenza sul lodo Mondadori. E ha ricordato, il Cavaliere, di fare tanta beneficienza: negli ultimi tempi avrebbe donato 30 milioni di euro («20 milioni, soltanto negli ultimi due anni»). «Perché tutte queste cose non sono uscite dalle intercettazioni, date in pasto ai giornali?». Ma non avrebbe donato soltanto soldi a ospedali, associazioni onlus, anche a persone che sono fallite e andarono a bussare alla sua porta: li aiuto a comprare l’appartamento. «Io sono un generoso, faccio beneficenza», come è accaduto nel caso Tarantini, ma anche per Lele Mora.

Giovedì 15 Settembre 2011 – 09:04 Ultimo aggiornamento: Venerdì 16 Settembre – 09:32

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PADOVA – Problemi con attori, troupe, sceneggiatori il regista cinematografico Mauro Curreri, 39 anni, ne aveva avuti molti negli anni, tanto da essere additato come truffatore dal programma satirico ‘Striscia la notizia’. Il problema con Mauro Pastorello, 53 anni, di Padova, ex ufficiale dell’Esercito, che esigeva un compenso per la sceneggiatura e per la parte di attore non protagonista nel film ‘Gli eroi di Podrute’ per Curreri è stato fatale. L’ex ufficiale, ora agente di commercio, è partito da Padova, dove vive con la moglie e una figlia di 19 anni, è andato a Milano, dopo ave indossato la sua vecchia divisa con i gradi di maggiore (è usuale ottenere un grado in più al congedo, e Pastorello era capitano) ha incontrato il regista in un teatro di via Watt, non distante da Porta Genova, il ‘Primo studio’ e gli ha sparato con una vecchia pistola calibro 22, nel corridoio di accesso agli studi.

Probabile che prima ci sia stata una lite, poi Pastorello ha sparato tre colpi, due dei quali hanno ucciso Curreri. Poi, spiegano i carabinieri, ha chiamato il Comando di via Moscova, ha chiesto di parlare con un colonnello. Poche parole «ho giustiziato un uomo» e poi la linea è caduta. Quasi contemporaneamente è arrivata un’altra telefonata che segnalava degli spari in via Watt. Quando i carabinieri sono arrivati l’hanno trovato nel cortile dello stabile, con l’arma carica in pugno. Hanno cercato di tranquillizzarlo, rassicurandolo che il colonnello sarebbe arrivato. Poi, al momento opportuno, l’hanno immobilizzato. Pastorello è rimasto ferito al volto, non gravemente, poi ha avuto un tracollo psicologico. Medicato, è stato interrogato dal pm Paola Biondolillo.

Curreri, oggi aveva una serie di riunioni in vista della realizzazione del film “Francesco Baracca, l’asso degli assi” sulla figura del celebre aviatore, medaglia d’oro nella Prima guerra mondiale. Il regista, racconta chi lavorava con lui, aveva chiesto un finanziamento di due milioni, ottenendo una cifra ben inferiore. Da qui le difficoltà. «Mi avevano detto che non pagava gli attori – racconta Virginia Zini, che doveva partecipare al film -. È da agosto che le riprese erano continuamente rimandate». Nel pomeriggio gli attori erano stai convocati via mail per sottoscrivere una integrazione del contratto. Nell’ultima mail si precisava che la prova costumi sarebbe cominciata dal 4 novembre.

Un altro film storico, dopo “Gli eroi di Podrute”, interpretato, tra gli altri, da Ramona Badescu, incentrato sulla tragedia del 7 gennaio del ’92, in cui a Podrute, nell’ex Jugoslavia, un velivolo dell’Unione europea, con a bordo quattro italiani e un francese fu abbattuto da un Mig. Un opera, che a detta di Curreri, era all’origine di tutte le sue difficoltà per i tentativi di boicottarlo. Proprio per quel film Pastorello voleva il suo compenso. Per questo, ha indossato la sua vecchia divisa da maggiore, forse per rivendicare il suo ruolo come esperto militare, è arrivato a Milano e ha fatto fuoco. Pastorello una volta portato in caserma si è messo sull’attenti ed ha rivolto il saluto militare alla bandiera italiana.

L’aggressione a Morello durante il programma di Antennatre

/ Video

. Il fatto è accaduto durante la trasmissionedi Antennatre “La Voce del mattino”, motivo del litigio il servizio dell’inviato di “Striscia” sui mancati pagamenti a cast e tecnici del film “Settanta”. Curreri avrebbe dovuto rispondere alle lamentele, ma si è trovato ad affrontare l’incursione di Morello. Una sorpresa non gradita che non ha mancato di scatenare la reazione dell’ospite: ne è nata una discussione piuttosto animata, tutta in diretta, sotto l’occhio delle telecamere di Antennatre. Sono scappate “parole pesanti” e in più di un’occasione la discussione ha rischiato di degenerare, tanto che si è reso necessario l’intervento dei carabinieri. «Pagherò tutti e non ho fatto nulla di male. Chiamo i carabinieri»: questo ha ripetuto più volte il regista. Detto fatto. I militari sono intervenuti negli studi e hanno sedato la lite.

Venerdì 21 Ottobre 2011 – 16:26 Ultimo aggiornamento: 22:07

Sistema home cinema Lifestyle V25

di Laura Simeoni

TREVISO (17 novembre) – Noemi Tintinaglia è una graziosa ragazza di 16 anni. Abita a Mogliano. Studia, esce con gli amici, gioca a pallavolo, partecipa alle attività degli scout. Qualche tempo fa qualcosa nella sua vita è cambiato. Una vicina di casa, a cui era affezionata, inizia a comportarsi in modo strano. Dimentica le cose, appare confusa, sembra non riconoscere più gli amici e i parenti. «Sono rimasta colpita da questi segnali che non capivo e da una malattia con cui mi sono scontrata, l’Alzheimer» racconta Noemi.

Certo, avrebbe potuto fare come tanti: lasciarsi scivolare tutto sopra con indifferenza, curarsi dei fatti propri, vivere in spensieratezza la sua età. Eppure quel pensiero non la lasciava. Cosa succede nella mente di una persona affetta da questa malattia? Come aiutare l’anziana vicina e altri nelle stesse condizioni? «Mia madre ha cominciato ad occuparsi della nostra vicina, le preparava da mangiare, la accudiva». L’esempio della madre conta più di tante parole o prediche che gli adulti spesso fanno ai ragazzi, dimenticando di mettere in pratica ciò che dicono.

Ma come fare? Come rendersi utile? «In quel periodo ho letto un articolo nel giornalino del progetto giovani che si chiama Salamandra e mi sono decisa ad agire». Si parlava di un progetto curato dal Centro di servizio per il volontariato, che offre ai giovani di svolgere delle esperienze nel sociale. «Ne ho parlato con alcune amiche e così ci siamo decise» racconta Noemi. Prima del corso proposto dall’associazione Natale Mazzolà, la giovane aveva già svolto del volontariato all’istituto Menegazzi, rintracciando la vicina di casa che non manca di incontrare appena può. «Lei non mi riconosce più ma mi guarda e le si inumidiscono gli occhi per l’emozione e questo mi riempie la giornata». Noemi sorride. Ha ritirato il suo diploma, alla conclusione del corso di formazione, dalle mani del presidente dell’Israa Fausto Favaro avanzando con le stampelle. Si è fatta male giocando a pallavolo ma non voleva rinunciare alla cerimona per lei molto importante.

Diverso il percorso di Alberto Padalino, uno dei rarissimi maschi che hanno accolto l’appello degli anziani trevigiani. A ritirare il diploma erano solo in due. «I mei amici non capiscono perché sono qui» spiega il 15enne studente del Riccati. Una scuola diversa da quelle da cui usualmente provengono i volontari. Al Menegazzi sono principalmente studenti del Duca Degli Abruzzi (liceo socio-psico-pedagogico) e dell’Itas Mazzini, scuola paritaria specializzata nel sociale. Alberto deve convivere con una storia personale pesante. Ha perso la mamma quando era molto piccolo ed è stato costretto a crescere in fretta. «Io non mi dissocio dai miei coetanei che amano divertirsi, ma non penso che la vita sia tutta qui». Anche Alberto legge la rivista Salamandra e si incuriosisce entrando in contatto con lo Sportello «Scuola-volontariato». Accostarsi alle persone in difficoltà è per lui «un modo per mettesi in discussione e maturare».

La sua esperienza gli fa capire che «i giovani mascherano la solitudine e il vuoto che hanno dentro con mille maschere» mentre dedicarsi agli altri riesce a colmare il vuoto: di chi soffre e insieme il proprio. Alberto è alla ricerca di persone vere, che non badino solo all’apparenza. Anche se la scuola riconosce crediti formativi a chi fa volontariato, questi ragazzi non sono spinti da critieri utilitaristici. E lo dimostra il fatto che a corso concluso hanno deciso di continuare l’esperienza, ampliandola anche ad altri settori: il doposcuola per i bambini immigrati (Noemi) e i disabili dell’Anffas (Alberto). Dimostrando – come testimoniano – che «a Treviso non esiste solo la generazione da spritz».

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Social network: se la democrazia diventa socialcrazia

Ginnastica, assalto al tricolore atteso dall 87

TRIESTE – Tutto pronto in casa Ginnastica con le Cadette di Ravalico in procinto di tentare l assalto al triangolino tricolore che a Trieste manca dal lontano 1987. A centrare quella storica impresa furono proprio le biancocelesti fra le cui fila militavano atlete del calibro di Varesano e Verde, tuttora pilastri della prima squadra. Il clima in seno alla squadra è buonissimo e improntato a un sano ottimismo. C è fiducia fra le ragazze di Ravalico, consapevoli di poter centrare un obiettivo che passa una sola volta nella vita.

Il presidente Tonon, artefice di un progetto triennale che sta rinverdendo gli antichi fasti della gloriosa società, gongola. Per la sua Ginnastica è un annata d oro, dall ottimo campionato in serie A2 alla conquista delle finali nazionali, sia per le Cadette sia per le Juniores, al titolo regionale conquistato dalle Allieve di Milan: riprova che una seria programmazione e un gruppo di bravi allenatori pagano sempre.

Ritornando alle Cadette in partenza domani per Roseto degli Abruzzi dove si giocheranno lo scudetto da mercoledì sino a, si spera, domenica, il gran momento è giunto. Non c è più spazio per le parole, il verdetto passa al parquet che le biancocelesti calcheranno mercoledì per la prima partita contro la forte Famila Schio. Le venete sono avversarie da prendere con le molle, forti di una tradizione e di un vivaio invidiabili, e vincitrici del campionato veneto. La Ginnastica non snaturerà il suo gioco in quest occasione, la zona-press e la grande aggressività difensiva fanno parte del corredo genetico di queste ragazze. La pecca è l altezza non certo eccelsa, compensata però da un talento non comune. Dopo Schio le altre due rivali sono Stelle Marine Ostia – con le quali c è da prendersi una rivincita dopo aver perso l anno scorso le semifinali nella categoria Allieve – e la più forte tecnicamente ovvero il Geas Sesto San Giovanni, altra società storica del basket femminile. Come si evince un gironcino niente male, con un alto coefficiente di difficoltà ma se si vuole vincere lo scudetto non si può sperare di trovare squadre scarse.

L asse Accardo-Policastro promette faville, magari supportata dalla talentuosa «Buba» Bisiani, capace di fornire minuti di qualità. Se le Cadette stanno per giocarsi tutto, le Juniores di Montena, fresche vincitrici dell interzona che le ha proiettate alle finali di categoria, sono state inserite in un girone che vede la presenza di Biassono (sconfitte nella stagione scorsa nello spareggio per salire in A2), San Raffaele Roma e Basket Porcari, la vera sorpresa.

Nell altro gruppo ci sono Parma, Stelle Marine Ostia, Noicom Torino e Cus Roma. Le biancocelesti arrivano un po spremute a questo prestigioso appuntamento in programma ad Albenga dal 4 all 8 giugno. Non dimentichiamo che questa squadra deve molto alla collaborazione di Aibi Fogliano e Ardita Gorizia senza le quali non ci sarebbe stata la formazione. Da Fogliano sono arrivate Drius e Bon, da Gorizia Chiarella e Trevisani e queste ragazze meritano un grande applauso per tutti i sacrifici fatti per venire ad allenarsi dall Isontino sino a Trieste.

Diverse juniores giocano pure in prima squadra, così come alcune Cadette giostrano anche con le Junior, ecco così spiegata la stanchezza e la fatica di cui parlavamo prima. Le Bam dell Oma hanno vinto alla grande lo spareggio con Bolzano (74-45) per approdare all interzona di Varallo Sesia, dal 31 maggio al 2 gugno, per tentare di entrare tra le prime otto.

sir